Questo decreto, frate, sta sepulto
a li occhi di ciascuno il cui ingegno
ne la fiamma d’amor non è adulto.

Veramente, però ch’a questo segno
molto si mira e poco si discerne,
dirò perché tal modo fu più degno.

La divina bontà, che da sé sperne
ogne livore, ardendo in sé, sfavilla
sì che dispiega le bellezze etterne.

Ciò che da lei sanza mezzo distilla
non ha poi fine, perché non si move
la sua imprenta quand’ ella sigilla.

Ciò che da essa sanza mezzo piove
libero è tutto, perché non soggiace
a la virtute de le cose nove.

Più l’è conforme, e però più le piace;
ché l’ardor santo ch’ogne cosa raggia,
ne la più somigliante è più vivace.

Di tutte queste dote s’avvantaggia
l’umana creatura, e s’una manca,
di sua nobilità convien che caggia.

Solo il peccato è quel che la disfranca
e falla dissimìle al sommo bene,
per che del lume suo poco s’imbianca;

e in sua dignità mai non rivene,
se non rïempie, dove colpa vòta,
contra mal dilettar con giuste pene.

Vostra natura, quando peccò tota
nel seme suo, da queste dignitadi,
come di paradiso, fu remota;