Si assisero in giro: Marcellina si pose vicino alla madre, e il desco semplice sull'erba fu assai più grato a que' puri mortali, dell'aurea mensa su cui fumano le straniere vivande. Ognuno applaudì alla Marcellina per lo squisito suo presente, ma il suo cuore non sentendo che quelle laudi le quali venianle da Girani, trepidava dolcemente. Si offrì la capace tazza del vino al giovane di Mancapane; ma volle che prima bevessero i due vecchi, indi empiutala di nuovo ne fe' attingere parte alla Marcellina, e con un lieto evviva la vuotò.
Trascorsa in così cari trattenimenti l'ora vespertina, si posero di nuovo all'opera i lavoratori, e perchè rimaneano pure alcuni manipoli da legarsi, e il sole era sul declinare, Rosa permise alla figlia di starsi ad ajutarla. Girani in breve pose a terra quanto ancor restava della messe, onde venire di sussidio alle donne, e fu sì destro che si mise vicino alla Marcellina e le preparava i legacci, e le dava mano nell'ordinare le spiche. Intanto tenea fisamente gli occhi in lei, e le gittò qualche detto or di lode or della propria presente fortuna; e la poverella tutto bevendone il dolce non sapeva rispondergli, e si affaccendava al lavoro tenendo inchinato il capo. Finalmente Girani nell'ajutarla a legare un manipolo, nel serrare il salice corse colla mano a stringere l'estremità di quella di Marcellina: ella la ritirò prestamente, sicchè l'altro sorridendo le disse, di non avere le mani di fuoco, a cui con tronchi accenti, fiammeggiando la bella rispose, che le metteano più timore.
XVIb.
Già il nostro emisfero volgea l'estremo orizzonte a' rai del sole, e l'amorosa stella brillava sulle ultime rose occidentali foriera della vicina notte, allorchè posto fine ai lavori, Girani prese commiato dalla innocente famigliuola. Innanzi di partire posto piede nella loro casetta fu commosso nel vedere la Marcellina intesa alle domestiche bisogne, dare di propria mano il cibo alle sue pecore, e spargere amorosa le proprie cure su tutti gli esseri che la circondavano. Accrebbe ciò esca al suo fuoco, che verace amore meglio s'accendo per le belle virtù che spargono dall'animo una soavità di cari affetti.
Però fra questi nuovi avvenimenti, anzi che scemare si accrescevano le trepidazioni nell'amorosa vergine: non sapeva a qual partito appigliarsi, fra la passione che la premeva e gli avvertimenti del cieco sui perigli d'amore. Alla dimane come ognuno fu nei campi, e questi tornò dalle sue peregrinazioni, Marcellina gli offrì il latte della sua capra e gli narrò quanto era accaduto, e di nuovo gli chiese consiglio. Ma il veglio sentendo il nome del giovane a lui ben noto, la rassicurò, perchè il tenea per assai onesto, ed animandola a confidare nella premura ch'ei volea pigliarsene, le cosparse il cuore delle più lusinghevoli speranze.
Si rendeva intanto Girani ogni dì alla pianta de' sospiri, e sì adoprò che la Marcellina il vide e ne fu oltremodo lieta. Il cieco venne a ritrovare il giovane ne' suoi campi, gli favellò della figlia di Nebiolo, scandagliò l'animo di lui, e sentendo ove mirassero i suoi desiderj, lo inanimò a proporre alla fanciulla la propria mano, pigliando sopra di sè il pensiero di condurre ogni cosa a fausto termine. Ne fu lietissimo l'amante e sospirò il momento di manifetare l'amor suo alla bella.
XVII.
Era l'ora in cui più fervono i raggi del sole che già oltre al meriggio volge all'occaso, e Marcellina stava tutta sola assisa sotto i castani dietro la sua capanna. Girava sovente le desiose pupille alla pianta presso cui vide talora il giovane che vivea nella sua mente: pettinava la sua agnella, e quasi stretta dal bisogno di spargere i proprj affetti che mal le capìano nell'animo, teneramente la accarezzava e baciava: allora la scuote un calpestìo, s'alza e scopre Girani. Ei veniva tutto festevole, e vedendola confusa, intimorita, le disse che accortosi come fra la famiglia delle sue bestiuole ne mancavano pur alcune, le portava due colombi a lui carissimi, e che a lungo erano stati i soli suoi compagni, e gliele presentò.
Marcellina ne fu imbarazzata, nè sapea se li pigliasse o no; ma quegli augelli innocenti, siccome erano assai dimesticati, le volarono sul petto e per le spalle, e pareano ora scuotendo le ali, or avvicinando le piccole lor teste al di lei viso, invitarla ad accarezzarli. Ella volea pur consigliarsi innanzi colla madre, perchè temeva gliene avesse a dar biasimo se gli accettasse, e disse a Girani che non avrebbe patito si privasse di quanto gli era più caro.—Ah no, Marcellina, io non saprei meglio collocare questi esseri che vicini a voi, a cui solo cedono in candore ed innocenza: essi son vostri, e omai più nulla, no più nulla ho che possa creder mio, neppur il mio cuore. Possano questi colombi farvi almeno qualche volta sovvenire di me.—
La giovane, che nella sua schietta innocenza mal sapea celare gli affetti ascosi, gli ripose che cari al certo le sarebbero riusciti, ma che ad ogni modo si sovveniva di lui anche di troppo—Dunque, Marcellina, io non vi sono indifferente! mi potreste voi amare? voi?—Girani, io non so che cosa vi diciate, ma…—e qui tutta verecondia il ferìa con un modesto e loquace lampeggiar degli occhi che abbassava tremanti e incerti, e si strinse al seno uno di que' colombi.—Oh me fortunato, se a me pur compartiste sì teneri accarezzamenti!—Ma questa colomba resta ognor meco…—E se io pure dovessi esservi sempre vicino, dividere con voi le vostre cure, le vostre fatiche, la vita?—Sento che allora sarei felice.—