Commosso fra sì opposti remoti obbietti, quasi dolente di non potere stringere tanta mole di cose col solo girar dell'occhio, su te il richiami e il volgi su quanto si posa al tuo piede, e mentre ne avvisavi esausta la sorgente, ecco scaturire nuove bellezze.
Qui trovi l'opera dell'uomo e le necessità della vita seminare l'eminenze di case, di castelli e di paesi: vedi l'industria rompere il seno al pendìo, ed ei grato alimentare la messe; crescere le piante che dai piegati rami ti sporgono i frutti; la vallata altrice di densi castagneti e di pascoli graditi all'armento. Or ti piacciono i varj errori delle convalli, ora il biondeggiar delle biade che allo spirare del vento s'increspano in onda, e la quiete del maggese, e il sacro orror del bosco; ora par che inviti i tuoi pensieri al riposo l'ordine con cui dal chino procedono all'erta i filari della vigna, gravi di grappoli pendenti che parte s'innostrano, parte s'indorano ai rai del sole e ministrano alla tua mensa squisito liquore. Fra tanta varietà di poggi, piacciono fra le opposte pendici i tortuosi meandri della Copia: scorre limpida fra sasso e sasso, e piega i ramoscelli che le escono sopra, e muove tacita pe' vicini prati ad innaffiare le zolle ed è cortese all'aure delle valli di grata frescura.
Allora seguendo i voli della agitata mente, ti senti rapito alla diletta Tempe, e ossequi il loco sacro alle deitadi agresti, odi i canti di Bacco, i suoni e le danze delle invase seguaci del nume, e già ti pare di vivere in più lontane età. Se non che più caro ti riesce all'animo richiamato dalle fantasie, ravvisare quivi il cultore inteso o allo studio dell'aratro, o a racconciare alle piante la chioma; altrove le mandre dilettarsi di brucare le erbette, mentre i fanciulli che le governano intrecciano allegri balli al suono di rozzi pifferi e rusticali carmi.
Invaghito dell'opera dell'uomo, e della vita, che lo spirito suo diffonde dove porta la mano, se ti volgi ove più scarso approda il sole verso la settentrionale regione, rinvieni il riposo, anzi lo squallor di natura. Sporge il tufo vestito di scarse glebe, vedi formarsi la roccia primitiva, e succederle il dirupo, e spogliarsi d'ogni verde onore, fuggire ogni pianta, e innalzarsi lo scoglio, e comparire la montagna. Qui nello stesso mezzo trovi il bello della coltivazione e quello della natura: l'uno ti cerca con piacere, l'altro ti solleva la mente, l'uno ti schiude i tesori del bello, l'altro aprendoti i misteri dell'infinito t'innalza al sublime.
IV.
L'industria dell'uomo poi volle rendere Montalto il più dilettoso fra i colli. Il paese è situato sur un piano vicino alla sommità, ma sulla roccia che vi sovrasta, ardì la dovizia erigere magnifico palagio, ed ove era maggiore l'impero della natura profuse il più eletto dell'arte. Allo scuotere della magica verga di questa allettatrice degli umani consorzj, apparvero sulla inaccessibile rupe e altere mura, e torri, e portici, e tempj, e dilettose pianure. Scomparve l'ispido della roccia e si ornò di variopinti tappeti: si appianò il dirupo, scosse il selvaggio del bosco e aprì il seno al sorriso de' fiori: si compartì il pendìo in vari piani, che dolcemente l'uno all'altro succedendo, trasformati in altrettanti gardini, vagamente mettono dal piede della collina alla vetta: ti avvisi di vedere una egizia piramide sopra cui s'aderga alto palagio; ti pare, contemplandola da lunge, di rinvenire fra i monti le delizie dell'Isola Bella che siede reina dell'ameno Verbano.
Se vago sei di scorrere questi poggi, ora ti diporti sotto un viale tutto coperto di frondosi pergolati e che pare protendersi innanzi al piacevole errar de' tuoi passi; ora vai lungo un altro rallegrato da cedri e d'aranci che fanno dolce forza al clima, e crescono ove era loro inospite il terreno: ivi vengono ad educarli i venticelli tiepidi del mezzodì, ivi le lascive aurette amano soffermare le ali scherzose, e imbalsamate le piume sul margine che d'ogni intorno olezza, volano a scuotere i più eletti odori nelle propinque valli, ed a solleticare i sensi di que' rustici abitatori, non ancora ottusi per le orientali essenze alle care fragranze della natura.
Se malinconico più ti diletta il selvaggio, varj tortuosi sentieri ti mettono fra foschi boschetti, in cui l'arte talora non osò turbare la natia selvatichezza, e nei quali per la densità delle frondi nulla ponno i raggi del sole: dolce ivi t'alletta la solitudine, e una soave quiete t'invita al riposo. Se più che restare, ti è in grado muovere l'incerto piede fra i frondosi labirinti, ora ti si addensa dinanzi la macchia, or bella ti si apre alla vista la lontana pianura, or ti avventuri in una verde capannetta che non invidia l'asilo alle ninfe, ora riesci in un seno ove è ordinato leggiadro teatro in cui e il palco, e la loggia, e i sedili sono di sempre verde mirto, sicchè il reputi il tempio consacrato alla Dea d'amore.
Fra questi piacevoli errori, fra queste selvette amene, scegliendo fior da fiore muovea la Marcellina il piede sull'erba onde era pinta la via. Facea col sorriso dolce invito agli amici e allo sposo, a partecipare nella gajezza che in lei destavano le bellezze nuove, e a quel sorriso parea si rallegrasse il poggio e nuova si diffondesse in que' luoghi aura di vita, pareano le piante dai commossi rami scuoterle sul grembo mille fragranze elette, e avvisavi ivi intenti a rallegrarla tutti alternare i lor canti i pennuti abitatori del bosco.
Ma già il doppio giro di agili scale ecco mena la bella peregrina alla sede de' botanici fiori, che concede l'aria del monte. Qui l'accoglie o lungo portico in cui in varia foggia distribuì il maestro pennello i più pregiati dipinti, o fresca grotta non già quale si apre nella foresta alle belve, ma artifiziosa, incantevole e dove il ciottolo minuto, involati i colori all'iride, ne fregiò a mosaico le vôlte e le pareti. In fine ritrova, ciò che più piace sull'alto della roccia, il zampillo della fontana e la marina conchiglia, inviolato asilo d'argentei pesci.