La semplice fanciulla che pur sentìa dolce ricreamento nel ricevere quelle lettere amorose, pativa sovente dura molestia per non sapere da sè interpretare quanto le scriveva l'amico: guardava con impazienza la lettera quasi volesse dire: ei qui mi parla ed io non posso sentirlo; la baciava, e la trasportava al seno e gemea finchè le venisse di avventurarsi in chi le svolgesse le cifre arcane. Per quanto la sua modestia le fesse dolce forza, pur non sapea imporre silenzio al suo tripudiare sentendo gli amorosi sensi di Girani, e per quanto fosse destro chi per lei affidava al foglio la risposta, non pareale però mai che tutti esprimesse gli affetti che ella sentiva.

Marcellina che sino allora non si occupò che delle sue agnelle e del suo casale, era desiderosa ad ogni novella che venisse di lontana terra, non parlava che d'armi e di soldati. Traeva nei luoghi più alti e meno ingombri di piante, per vedere nella lontana pianura il frequente alternare delle truppe che passavano il Po e andavano o redivano di Lombardia, e fra quell'ondeggiare d'uomini e di cavalli, fra il lampeggiar di quell'armi e il suono degli strumenti guerreschi non vedea che Girani, non udìa che la sua voce, e tutto le parlava di lui, e da questo inganno ritraea sovente sollievo, più spesso nuovo argomento al suo dolore.

Accade che taluno de' vicini si rendesse ad Alessandria a visitare qualche congiunto pur soldato: la Marcellina gli fu intorno e gli proferì mille ricordi, mille cose che dovesse usare e dire al suo sposo. Il premea ognora di nuovo perchè nulla dimenticasse, e quasi dovesse solo occuparsi di loro, il pregava perchè mentre dimorava colà fosse sempre con Girani e gli parlasse de' suoi affetti, e spiasse se in lui era ancor viva la fiamma del prisco amore e lo invitasse a venirla a ritrovare. Nè diversa era quando il messo facea ritorno: lo affaticava con mille richieste, e ricevendo per qualche ricordo che avea mandato a Girani, talun lieve dono, fatta sicura della fede del suo amante, non è piacere che soverchi quello ond'era cercato il suo cuore, che ognora si apriva a nuove speranze, come il fiore d'estate che a temprare l'arsura, socchiude il calice all'aura della sera perchè lo imbalsami la notturna rugiada.

IX.

Avea già la luna compiuto cinque volte il suo viaggio intorno alla terra, e altrettante riflessale ora scarsa, ora intera quella luce che beve dal sole, per rendere a noi meno tristi le tenebre della notte, dacchè il giovine di Mancapane seguiva le marziali bandiere. Già destro nelle militari manovre e primo fra gli eguali, si affidava in compenso ottenere per pochi giorni di rivedere i patrii campi, e già di questa sua speme alimentava l'amica e confortava sè stesso; inutile fiducia che disperse il fatal ordine per cui il reggimento di Girani prendeva la via di Francia.

Fu improvvisa e rapida la partenza, nè l'amante ebbe modo di mandarne novelle a Nebiolo, e ne fu oltremodo dolente. Movendo sui monti che Italia dividono dall'estranee regioni, più viva si destava alla vista di que' dirupi nell'animo suo melanconico la ricordanza de' suoi colli, sentiva la potenza d'amore e il desìo della sua Marcellina, e questo era lo strale più acerbo che gli saettava in petto l'arco del nuovo esilio.

Appena ebbe sosta per qualche dì il viaggio e fu sulla cima delle Alpi, ei scrisse all'amica e diede un saluto alla patria. Fra i sospiri onde spargea le carte, egli usciva in questi lamenti:

—Ahi innocente colomba destinata a dividere meco il nido, invano tu empierai di pianto la deserta campagna, invano confiderai che accorra il tuo fido a porti sollievo! qual aura amica potrà impennare l'ali a tanto volo e recarmi i tuoi lagni in sì lontane contrade? qual pietosa valle farà eco alla tua voce e dividerà in mia vece il suono della tua mestizia!—

—Ahi deserti campi, ameni boschi ove menai vita innocente e solitaria, io più non verrò a respirare in grembo alla vostra quiete il balsamo dell'esistenza! Io sperava bearvi di lei che me facea beato, mentre mi riscaldava a' suoi rai d'amore, ma ogni speranza fuggì: sarà fosco il bel sereno de' suoi lumi e lontano l'amico delle vostre solitudini.—

—Mia Marcellina, ricevi con questo addio la fede del tuo sposo. Chi sa quando mi sarà dato ancora farti pervenire, testimonii d'amore, questi fogli impressi de' miei sensi e delle lagrime de' miei occhi? ma ti sarà sempre fido il tuo Girani, nè mai per volger di fortuna, gli cesserà un istante il pensiero della sola amica, dell'anima sua. E tu pure bella de' patrii nostri lidi, speranza de' miei dì, serbami, deh serbami l'amor tuo, finchè il cielo ne sorrida e ricongiunga due cuori, che siccome due foglie dello stesso stelo crebbero per riposare vicini a bere lo stesso alimento di vita.—