[56]. Wright, Histoire de la Caricature et du Grotesque pag. 121-128. Si ricordi anche il fabliau Des chevaliers, des clercs et des vilains. Due cavalieri giungono, cammin facendo, in un luogo delizioso, e la vista incantevole strappa loro questa esclamazione: «Oh! se avessimo qui delle vivande delicate e dei vini generosi!» Due chierici, giunti nel medesimo luogo, esclamano: «Quanto saremmo felici di avere al nostro fianco in questo paradiso terrestre la nostra dama!» Da ultimo arrivano due villani sui quali la bellezza della natura non fa alcun effetto, e sulle loro azioni è bene non insistere. La satira sta intieramente nel duro contrasto tra i sentimenti delle due prime classi e il ributtante contegno della più spregiata, quella dei villani; la parte più poetica è qui riservata ai «clercs», a cui appartiene senza dubbio l'autore del fabliau.
[57]. Poésies inédites du moyen-âge, Paris, Franck, 1854, pag. 317.
[58]. Ibidem, pag. 341. — Nella stessa raccolta del Du Méril appartiene pure alla satira contro il «Villano» il poemetto De Paulino et Polla del giudice venusino Richardus, e che giustamente dal Du Méril è detto «uno dei saggi meno imperfetti della letteratura drammatica anteriore al Rinascimento». L'argomento del poemetto ci è esposto dall'autore nei seguenti versi:
Materiam nostri, quisquis vis, nosce libelli,
haec est: Paulino nubere Polla petit,
Ambo senes; tractat horum sponsalia Fulco».
Questo comicissimo soggetto è trattato con molto brio dall'autore, che certamente ha voluto dipinger sè stesso nel Fulcone che fe incaricato dalla vecchia, innamorata di Paolino, di concludere il matrimonio; Fulcone le domanda quale dote porti al futuro sposo:
Alveoli veteres non melle carere feruntur
tu quoque denarios, ut meditamur, habes,
e le fa un'umoristica apologia della potenza dell'oro. La vecchia, poco lusingata da questo complimento, si decide a malincuore a fare l'enumerazione dei beni da lei posseduti: