CARLO MERLINI

IL FIGLIO

CON AFFETTO RICONOSCENTE

AVVERTENZA

Lo studio che noi presentiamo al cortese Lettore vuol essere considerato come un semplice contributo e un modesto saggio sopra un argomento di tanta importanza, quale è quello da noi trattato; questo desideriamo di dichiarare esplicitamente, perchè non ci si incolpi di temerarietà, per aver voluto costringere in una piccola cornice una ricerca che presenta tanto interesse per la nostra storia letteraria. Sopratutto abbiamo cercato di affrontare la questione tanto intricata delle origini della Satira contro il Villano, e ci siamo sforzati di mettere in chiaro i non dubbi legami che esistono tra le ultime esplicazioni di questa Satira e il sorgere di una delle principali maschere della Commedia dell'Arte. Abbiamo inoltre cercato di curare colla massima diligenza, fin dove ci fu possibile, la riproduzione dei documenti inediti o rari che abbiamo riunito nell'Appendice.

Ringraziamo vivamente tutte le gentili persone che ci furono cortesi di comunicazioni e di consigli, e in particolar modo il prof. Rodolfo Renier, nostro amato maestro, al quale siamo lieti di attestare qui la nostra affettuosa riconoscenza, il prof. Vittorio Rossi, al quale dobbiamo la conoscenza di rari documenti, e S. E. il principe G. G. Trivulzio che volle concederci l'accesso alla sua preziosa biblioteca.

Rovato Bresciano, 1º marzo 1894.

CAPITOLO I. CAUSE CHE DETERMINARONO QUESTA SATIRA.
LA CONDIZIONE ECONOMICA DEI VILLANI NEL MEDIO EVO.

Uno dei tipi più caratteristici e più noti nella letteratura popolare medioevale è senza dubbio il «Villano», che incontriamo in una straordinaria quantità di componimenti satirici degni di essere studiati, se non per la loro poca importanza letteraria, almeno per la luce che possono portare alla conoscenza dei rapporti fra le diverse classi sociali nel medio evo. Soltanto la satira contro le malizie delle donne, colle quali i Villani hanno avuto molte volte comuni i capi d'accusa, e quella contro la corruzione del clero, possono paragonarsi in fecondità ed in violenza a quella assai copiosa di cui furono fatti bersaglio i poveri coltivatori del suolo. Oggetto del più profondo disprezzo da parte dei signori per i quali erano composte le poesie satiriche dei menestrelli, i villani furono colpiti con non meno feroci invettive dagli appartenenti alle altre classi sociali, e specialmente dalla plebe cittadina, per quell'antagonismo assai vivo che ha sempre diviso gli abitanti della campagna da quelli della città, e che nel medio-evo era inasprito da speciali ragioni economiche. Da quali cause fu originata questa satira feroce contro i villani? Ecco la questione più difficile a risolversi in questa nostra ricerca.

Lo Stoppato[1] aveva promesso di dedicare un capitolo speciale del suo lavoro annunciato sul Ruzzante allo studio del tipo del villano nella letteratura popolare durante il medio-evo; ma la morte immatura che l'ha rapito, non ha permesso ch'egli mandasse a termine il suo divisamento. Il Novati[2], illustrando una poesia medioevale satirica contro i villani «De natura rusticorum»[3], ha ricordato un buon numero di queste produzioni satiriche contro i villani del medio-evo, ed egli pure si è domandato: «Perchè i miti abitatori dei campi, quei coloni che il buon Virgilio chiamava pii, presso i quali la giustizia aveva soffermato il piede ancora un istante prima d'abbandonare la terra per sempre[4], essi la di cui semplicità ed innocenza sono esaltate a gara da tutti gli scrittori antichi, divengono per le generazioni del medio-evo i malvagi villani pieni di ogni malizia, degni di ogni vitupero contro i quali tutto è lecito, poichè per essi nulla esiste di sacro, di venerando? Perchè l'odio popolare giunge perfino a designarli complici, anzi autori del più atroce fra i misfatti, di aver crocifisso Gesù Cristo?[5] Perchè per tanti secoli non una voce si leva a difenderli? La questione è assai ardua, nè si comprende facilmente la cagione di un odio così tenace, che si effuse in tante poesie burlesche, in tanti proverbi e motti, in tante satiriche novelle, contro questa umile classe, la quale considerata pari agli animali domestici e venduta e rivenduta colla terra che coltivava, ebbe a soffrire più che le altre tutte nell'età media: per la quale le stesse libertà comunali furono vano nome».