A iiij piez aler toz nus[49].

e Rutebenf nel «Pet au Vilain»:

«Ce di je por la gent vilaine,

«C'onques n'amerent clerc ne prestre».

Ma dove appare più evidente l'animosità che regnava tra queste due classi è nel «Contrasto tra i chierici ed i rustici» della seconda metà del secolo decimoquinto[50], e di cui crediamo utile, per la sua rarità bibliografica[51], dare qui un breve riassunto. La stampa di questo Contrasto che noi abbiamo avuto sott'occhio, ha per titolo: Altricatio (sic)[52] rusticorum et clericorum mota per eos coram domino papa tanquam iudice assumpto, e si compone di 156 versi che si possono dividere in 39 strofe monorime di quattro versi, ciascuno dei quali consta di due senarii accoppiati; dopo il titolo seguono undici versi in cui viene esposto il contenuto dell'operetta, quindi incomincia la:

Propositio rusticorum.

Sancte pater, clerici non cessant gravare

Nos modis compluribus quos vobis monstrare

Ad presens intendimus, nec non informare

Quibus nos fallaciis nituntur tractare