i poveri contadin.
Questi due componimenti appartengono a quel gruppo di produzioni satiriche che furono generate dall'antagonismo a cui abbiamo già più volte accennato, tra la plebe della città e quella del contado, e su cui avremo occasione di ritornare quando studieremo la figura del villano nella drammatica popolare dei Rozzi di Siena. Che la corrente satirica contro il villano che abbiamo incontrato nella letteratura prettamente popolare penetrasse frequentemente nella letteratura classica, è cosa da tutti risaputa e notissime sono le invettive che scaglia contro i villani Maffeo Vegio da Lodi nelle Rusticalia[65] ricordate dal Novati; il dotto umanista, ammiratore e imitatore di Virgilio, non può darsi pace che gli scrittori dell'antichità abbiano tanto lodato la semplicità della vita rustica[66], e crede che soltanto il desiderio di fuggire il frastuono della vita cittadina possa indurre i poeti ad affrontare la mala compagnia dei villani.
Oltre quelle già conosciute, altre Rusticalia compose il Vegio, non meno violente e caratteristiche, che si leggono in un codice del secolo decimoquinto della Biblioteca Comunale di Verona[67]; ne riproduciamo qui alcuna delle più notevoli:
fol. 86 t.:
In Rusticos.
In comune bonum nasci gens rustica fruges
Fertis: ob id tuto pro studio rapitis.
Pergite commissum, vestra sententia solvet:
Sic aliqua ad superos spes exit ire polos.
fol. 86 t.: