Quos discant mores pignora veatra bonos.
Ma dove troviamo assai più evidente e palese l'influsso della corrente satirica contro i villani dalla letteratura popolare alla classica, è nelle opere del Folengo; abbiamo già visto come nell'Orlandino abbia ripetuto contro di essi lo scherno e le accuse che avevamo già incontrato nella Nativitas rusticorum del Matazone. Senza dubbio la condizione dei contadini assai meno felice, anche in quei tempi, nella città del Poeta che nelle altre parti d'Italia, doveva avervi prodotto un dualismo e un astio assai vivi tra la popolazione del contado e quella della città, e il poeta che nell'opera sua dà tanto larga parte alla tradizione popolare, riflette questo antagonismo, in molti luoghi dell'Orlandino e delle Macheronee, con espressioni nelle quali più ancora di quel convenzionalismo con cui nella letteratura classica si colpivano la malizia femminile e la corruzione del clero, troviamo molte volte espresso dell'odio brutale[69]. La satira copiosa del Folengo contro i villani può trovare un'altra spiegazione anche come una reazione a quella bucolica falsa e convenzionale che l'imitazione di Virgilio nel Rinascimento aveva grandemente favorita, e nella quale la vita rustica ed i costumi degli abitanti della campagna erano dipinti con colori poco conformi alla realtà e coi luoghi comuni con cui gli antichi avevano decantato l'età dell'oro. Per una legge meccanica di equilibrio, succede nella reazione un eccesso opposto a quello a cui si vuol contrastare; e così, quanto nelle egloghe rusticali, specialmente verso la fine del secolo decimoquinto, si era allontanata la descrizione della vita campestre dal modello classico propostosi e dalla realtà della vita, altrettanto troviamo nella reazione esagerati i vizi e le cattive qualità dei villani, disconoscendo la utilità[70] e i meriti di questa povera classe che ha tanti diritti alla nostra riconoscenza. Alle lodi che il più celebrato di questi scrittori di egloghe, Giovan Battista Mantovano[71], tributava nell'opera sua alla purezza dei costumi dei villani del suo tempo, fanno un troppo forte contrasto le invettive e la satira pungente con cui li colpisce il Folengo; basterà che ricordiamo la satira contro i villani della tredicesima Maccheronica:
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Pichetur quicunque favet tutatque vilanos,
Nil nisi crudelis quisquis miseretur eorum.
Tunc ego crediderim leporesque canesque coire,
Seque lupi miscere ovibus cernentur et uno
Stabunt pernices, vel quajae cum sparavero,
Si contadinum potero accattare dabenum.
Vis civem superare? bonas sibi praebe parolas.