Maxime villanos quos Mantua, Balde, governat

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Semper habent ossum poltronis quando lavorant,

Sed quando ballant, tot caprae nempe videntur

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Villanus nimia pro stizza roditur intus,

Quando bastiones facit impellente senatu...

Non meno vivaci sono le invettive che dopo più di un secolo scagliava contro i villani il satirico frate Francesco Moneti nella Cortona convertita, il noto poemetto in cui sono svelate le male arti dei Gesuiti, e che l'autore dovette poi in seguito ritrattare per sfuggire alla vendetta dei suoi potenti nemici. Il poeta narra la missione di un gesuita dalla cui parola eloquente ed ispirata tutta la popolazione della città e della campagna di Cortona fu convertita al bene oprare; e, dopo di aver deriso come il Boccaccio e il Folengo la credulità dei propri compaesani, racconta che il Missionario, convertito che ebbe i cittadini, si reca nel contado allo scopo di convertire anche:

I rustici che han grossa la coscienza.

Il popolo gli muove incontro festosamente ed egli così incomincia la sua predica: