Il villano continua a mantenersi intatto nei suoi tratti caratteristici nelle rappresentazioni che si davano nei conventi e in generale negli istituti religiosi, e anche ultimamente si è pubblicato uno scherzo scenico di Filippo Baldinucci in cui il villano Ciapo ha una larga parte[240]. Il nome di Ciapo è dato sempre al villano nelle commedie del Fagiuoli, e nell'Amarilli di Cristoforo Castelletti il villano si chiama Cavicchio, il quale nome nei scenari dello Scala[241] distingue la maschera del villano. Anche nella Commedia dell'arte la maschera del villano ebbe un grande sviluppo, ed a lei più particolarmente erano affidati i prologhi[242]; ma però, se ben si osserva, dopo il favore immenso che abbiamo visto accordato nei secoli antecedenti a tutto quanto si riferiva alla satira contro il villano, e particolarmente alla lingua rustica, alle farse ed ai frammessi, si aspetterebbe di trovare nella Commedia dell'arte una più larga partecipazione di questo tipo, che nella prima metà del secolo XVI aveva formato quasi esclusivamente la delizia degli Italiani nei teatri popolari. Per spiegare questo fenomeno basterà che ricordiamo le parole del Borghini riguardo all'invasione dall'alta Italia nella media e nella meridionale delle maschere della Commedia dell'arte. Nella seconda metà del secolo XVI ai lagni che gli scrittori delle commedie letterarie innalzano per il favore che il pubblico andava sempre più accordando alle maschere, si uniscono quelli degli scrittori di Commedie rusticali. Cristoforo Castelletti nel prologo dei Torti amorosi (1581), come nota il Gaspary[243], si lamenta che il pubblico preferisca alle commedie classiche «una chiacchierata all'improvviso e fuori di proposito di un vecchio Venetiano e d'un servitor Bergamasco, accompagnata da quattro ationi disoneste.» Pier Jacopo Martelli ricorda come in Venezia la Scolastica dell'Ariosto fosse accolta da fischi e schiamazzi da quello stesso pubblico che tanto applaudiva le maschere. E il Lasca[244]:
Le belle cose e i costumi divini
de i giovan Fiorentini
l'opere degne e 'l vertuoso spasso
altro oggidì non è che gire in chiasso
per udir commediacce rattoppate
recitate e condotte da brigate
infami, tal che mai belle e gentili
cose non s'odon, ma plebee e sporche.
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