Esse non facevano professione che d'indovinare il futuro; studiavano le fisonomie degli uomini, i loro movimenti, e inducevano sulle loro inclinazioni. La parte che più s'accostava alla magìa era la divinazione che facevano o pei segni delle mani o per le costellazioni sotto le quali alcuno nacque.

Sovente le predizioni delle zingare turbarono la quiete di qualche buona madre, di qualche uomo credulo, di qualche fanciulla ingenua. Però quando più non si arsero le streghe, scemò l'opinione delle zingare, e molti si fecero giuoco di loro. Un giovane travestito da fanciulla consultò una famosa indovina; essa non potè conoscere di parlare ad un uomo, e gli predisse che partorirebbe due figlie; allora la pudica giovinetta si levò la cuffia e si lasciò cadere la veste sulla piazza, e apparve un bel giovane che voleva prender moglie.

Una donzella di diciott'anni un po' curiosa, consultò parecchie di queste maliarde: una le predisse che non si mariterebbe; l'altra che si mariterebbe una volta sola ed avrebbe quattro figli; la terza che andrebbe in punto di morte al suo secondo parto e morirebbe a quarant'anni. Questa giovane si maritò tre volte, e visse fino a sessant'anni. Ad una zingara fu condotto un giovanetto pensoso, silenzioso: la indovina argomentò dalla sua severa fronte, che riescirebbe meditativo, e sarebbe un giorno grande oratore alla camera dei deputati; era sordo-muto. Si volle beffarla, ma essa destramente rispose che aveva conosciuta la sua infermità, e che avea inteso di dire, valere più un sordo-muto che certi cicaloni, i quali parlano molto e non conchiudono niente. Ad un giovanetto condotto dalla madre ad una zingara, essa profetò che vivrebbe modesto, sempre lungi dai tumulti del mondo, sempre inclinato a dir bene ed a pensare bene del prossimo; indovinate? è un giornalista, un autore d'almanacchi.

CAPO IV.
MAGÌA NERA.

I.
Un richiamo opportuno.

— Belle cose ci avete narrate! odo susurrare; delirj di pazzi, prodigi di bacchetta e di scope, profumi d'unguento, lo spirito maledetto come già ce lo siamo dipinto; questi non sono nè i maghi, nè le streghe, le cui storie narrate dalle vecchie di casa ne fecero sovente impallidire. —

Eh! un po' di pazienza; non volli al primo tratto porvi innanzi tutto lo sgominìo di questi prepotenti fattucchieri; pensai di avvolgervi nella gran matassa della magìa a poco a poco, come usano i vostri adoratori che prima tutti umili vi gittano qualche sguardo, qualche sospiro, e quando son divenuti signori del vostro cuore, l'avvolgono in una rete d'onde non ne esce facilmente.

Sì, certo, vi suonarono all'orecchio spaventose le arti e i malefizj delle streghe, e saprete che ne furono fiere le punizioni; ebbene, uditele e argomentate qual giudizio avrebbero dovuto farne gli uomini di buon senso, e quale fosse invece quello de' cari nostri padri in que' loro tempi beati.

II.
Evocazione degli spiriti.

La cognizione delle scienze occulte, i patti coll'averno davano diritto ai maghi di domandare gli spiriti in loro soccorso; ma questi talora non erano di comodo a venir subito, o anche si rifiutavano a certi servigj: era nulla l'aprire il libro, agitare la bacchetta, facevano orecchio da mercante, bisognava evocarli con solennità, pregarli, costringerli. I maghi erano sì forti che si facevano ubbidire, ma vi volevano degli scongiuri.