—Ho capito—disse Alberto tra sè quand'egli ebbe finito;—le due madri sono amiche.—
Da Parma a Piacenza, da Piacenza a Pavia, da Pavia a Bergamo; altri quindici giorni di marcia, di cui la metà colla pioggia.—Penso alle scorticature dei tuoi poveri piedi—dice una lettera della madre, e non posso far altro che mandarti dei sospiri di dolore.—Mandami delle calze di filo—risponde il figliuolo.
Bergamo è l'ultima stazione, dalla quale ricomincia il racconto di Alberto.
RITORNO.
Eran gli ultimi giorni di dicembre; io era sempre a Bergamo col mio reggimento, ricreandomi co' libri dal servizio di guarnigione, che sempre, ma in ispecie dopo una guerra, è d'una monotonia e d'una noia.... Zitto! Non pensavo nemmeno a tornare a casa perchè il periodo dei lunghi congedi non era per anche aperto, e di brevi sentivo dire che il colonnello non ne voleva dare, se no l'avrebbero chiesto tutti; mia madre continuava a scrivermi che—assolutamente e a qualunque costo mi voleva rivedere e non poteva più durarla così,—ed io a risponderle:—abbi pazienza; aspetta un altro poco,—ed ella:—è impossibile; e io daccapo a quetarla, e intanto passavano i giorni e le settimane.
Una bella mattina sento picchiare all'uscio della mia camera, apro:—Chi veggo! Colonnello!
Mi salutò con molta gravità, non volle sedere, mi disse che veniva da Venezia, ch'era diretto a Milano, che aveva buone notizie della mia famiglia.... A questo punto mi guardò in viso e disse con una cert'aria di pietà e di rimprovero:—Io già capisco che tu hai una gran smania di tornare a casa.
—Eh.... dopo una campagna!—risposi umilmente.