La colonna si fermò. Il vecchio, sempre sorretto dai figliuoli, preceduto dal capitano, s'avviò barcollando verso la batteria che lo aveva oltrepassato di un buon tratto.
Giunsero all'ultimo cannone; il vecchio si voltò verso il capitano e, non potendo articolar parola, gli fece un cenno.
—No, non è questo,—il capitano rispose;—avanti.
In quella capitò il luogotenente. Giunsero al secondo cannone.
—Nemmen questo; avanti ancora.—
Giunsero al terzo. Il capitano non ebbe mestieri di parlare. Il vecchio si slanciò con un trasporto inesprimibile di tenerezza sopra il cannone e lo ricinse colle braccia verso il mezzo: il figlio morente lo avea abbracciato alla bocca.—Qui! qui!—gridò il capitano battendo la mano sulla bocca. Il padre spinse le braccia verso la bocca, vi si serrò contro col petto e vi lasciò cader sopra con affettuosissimo abbandono il viso, singhiozzando:—Oh figliuolo!.... figliuolo mio!...
In quel mentre, a un cenno del capitano, il luogotenente era sceso da cavallo, erano scesi di sul cassone i due cannonieri che avean sorretto il sergente moribondo, e si eran messi tutti e tre dietro al vecchio, l'uffiziale in mezzo, i due soldati ai fianchi.
—Signore!—esclamò il luogotenente.—Il padre, senza staccar le braccia dal cannone, voltò la faccia, intravide quei tre, gli balenò alla mente la scena narratagli dal capitano, balzò in piede, gettò un braccio a destra e uno a sinistra intorno al collo dei due cannonieri e chinò la fronte sul petto del luogotenente. Questi, commosso, rapito, strinse fra le mani la testa del vecchio e gli rese sulla fronte il bacio che avea dato al figlio sul campo di battaglia.
—Tutti i miei figli!—gridò il povero padre.