Luisa aperse gli occhi, guardò in torno, mise un sospiro e sorrise.

—Ah! non è nulla!—esclamò Cesare riavendosi.

—È stato un eccesso di gioia—soggiunse il colonnello.—Musica!

Ricominciarono a ballare.

Due ore dopo il prato era deserto e silenzioso. Qua e là, fra i rami degli alberi, risplendeva ancora qualche lumicino. Tutte le finestre della villa eran chiuse, tranne una, quella di mezzo, aperta e illuminata. Ci si vedeva qualcuno seduto colle braccia incrociate sul davanzale e la testa appoggiata sulle braccia: era il colonnello. Spirava un fresco ventolino d'autunno, che faceva stormire le foglie dei castagni; la bandiera che sporgeva dalla finestra, sventolando, s'andava a posare di tratto in tratto sulla testa del vecchio; il cielo era stellato e limpido; lontano lontano, in fondo alla valle, si sentiva un canto confuso di molte voci, di momento in momento più fioche: erano i soldati che tornavano a casa.

Tutt'ad un tratto, una delle finestre a terreno s'illuminò e vi passarono due ombre; poi tornò buia.

—I miei figliuoli sono felici,—mormorò il vecchio porgendo l'orecchio al rumore dei loro passi;—io ho visto i miei soldati, il mio Re... Morirei tranquillamente così.

—Oh! no morire!—proruppe una tenera voce alle sue spalle.

—Ah! sei tu, mio buon ragazzo! Vieni, vieni qui fra le braccia di tuo padre! No, morire, no! Vivere! Vivere per te! Vivere ancora!

FINE.