—Ecco.... io vorrei domandarle un piacere (e guardò il padrone....) se me lo potesse fare.... un piacere che.... lei si metterà a ridere, e a ragione; ma pure, che cosa vuole?... non posso fare a meno di domandarglielo. Io non lo guasterei mica, sa! Lo metterei nello zaino in mezzo alla biancheria, lo terrei con tutte le cure, non lo mostrerei a nessuno, mi contenterei di guardarlo da me....

—Ma che cosa?—

Il soldato stese la mano verso il padrone, e ritraendola tosto dietro la schiena e abbassando la faccia come fanno i bambini quando domandano qualche balocco prezioso colla certezza che si dirà loro di no, mormorò rapidamente:

—Il suo ritratto.

—Oh subito! subito!—esclamò il padrone; volò di là; tornò col ritratto, e glie lo porse. Il povero soldato pareva fuor di sè; tutti gli altri lo guardavano inteneriti.

S'accomiatò esclamando qualche parola rotta e senza senso, scese velocemente le scale, traversò il giardino, giunse al cancello, si fermò, si volse per dare un ultimo sguardo a quella casa benedetta, e vide.... Tutti i suoi ospiti affacciati alle finestre e appoggiati alla ringhiera del terrazzino lo guardavano e lo salutavano colla mano gridando:—Buon viaggio! A rivederci presto! Addio! Addio!—

Egli restò un istante immobile, come stordito e sopraffatto dalla tenerezza; poi si riscosse, cercò un modo di rispondere a quell'ultimo e inatteso saluto, pensò, pensò....

—Ah!—gridò poi con un trasporto di gioia; cacciò le mani in tasca, ne trasse il ritratto, lo mostrò, stendendo il braccio, al padrone, lo baciò tre volte e disparve.

—Ebbene, sorella?—dimandò il padrone col sorriso sulle labbra, ma colla voce mal ferma.