Largo! largo!—Che c'è? Chi viene?... Un precipitoso scalpitìo di cavali, un denso nuvolo di polvere.... è passato. Era un ufficiale di stato maggiore.

Già, eccoli lì quelli che ci fanno correre.—Gli è comodo, da cavallo, gridare avanti a quelli che vanno a piedi!—Se avesse lui lo zaino.... Ohe, tu, di'! alza quei piedi; non ce n'è abbastanza della polvere, non è vero?—

Molti si arrestano. Molti, accorciando il passo, lasciano passare innanzi la propria compagnia per fermarsi non visti. La voce dei superiori suona stizzosa, non più autorevole. Gli ordini sono radi radi.—Il comandante del primo pelottone.... Dov'è il comandante del primo pelottone?—Ah, si vede che il reggimento è in marcia da cinque ore!

O ch'è questo? S'udì uno squillo di tromba. Un oh! prolungato gli fece eco dall'uno all'altro capo della colonna. Tutti si arrestano, e qui comincia una confusione, un parapiglia, un rovesciarsi di zaini, un cader di fucili, un rotolar di cheppì giù pei fossi della via, un correre a destra e a sinistra.... In due minuti il reggimento è sparito. Dentro i fossi, di qua e di là della strada, un serra serra, un gridìo, un disputarsi a spintoni e a colpi di gomito un palmo d'ombra, un palmo d'erba. Pei campi un va e vieni di assetati in traccia d'acqua, che si cercano, si scontrano e si arrestano, come una processione di formiche su per la scorza d'un albero; un chiedere da bere con voce lamentevole, un negare di voci stizzite, o un concedere a stento, uno strapparsi dalle mani i gamellini con rabbia gelosa.... A poco a poco il tumulto scema, il movimento diminuisce, la quiete ritorna; tutti, o bene o male, giacciono a terra, tutti riposano, tutti chiudono gli occhi.... Ancora un minuto e tutto il reggimento dormirà.

—Largo! largo, ragazzi! Un po' di passo. Di', tu, bada che ti passerà addosso la ruota. E tu leva quello zaino di mezzo alla strada.... Un po' di passo, via. Fatemi largo.—Oh eccolo l'apportatore della vita, ecco l'amico dei galantuomini, ecco la provvidenza! Il vivandiere!—I dormenti si scuotono, stirano le braccia, si fregano gli occhi, puntano i gomiti in terra; su, su, su, eccoli in piedi; corrono e fanno ressa intorno al carro, e vi si rimescolano e vi si addossano come i cavalloni del mare attorno alla nave nel forte della tempesta. Al disopra di tutta quella calca un tender di mani, un agitar di braccia, un porgere e un ricevere quattrini, un lamentarsi cruccioso di esser là da un'ora e di non aver ancora avuto niente, un insistere ora minaccioso ora supplichevole.... Il pover uomo è ansante, suda, sbuffa, domanda un po' di largo, un po' di fiato....

Un altro squillo di tromba; è l'attenti. Un lungo mormorio di sorpresa e di malcontento gli fa eco.—Non c'è tempo di mandar giù un boccone.—Era meglio non fermarsi, allora.—Ci vogliono ammazzare.—Sicuro.—La folla si disperde lentamente; i giacenti si levano faticosamente a sedere; parte si drizzano in piedi lemme lemme; parte stan lì a godere l'ultimo minuto, l'ultimo istante; a poco a poco tutti son saliti dai fossi sulla via, gli zaini sono sulle spalle, gli ordini son ricomposti.—Un altro suono; la prima compagnia si muove.... la seconda, la terza.... tutto il reggimento è in moto.—Al posto, eh! Non ripetiamo la babilonia di prima.

Per una mezz'ora le cose vanno un po' meno peggio che per l'addietro; comunque le membra si risentano dolorosamente del breve riposo, e non tutti abbiano sazia la sete.—Ma guardate come marcia quella coda! Ma volete serrare una volta?—Per una mezz'ora, come si diceva, le cose vanno un po' men peggio di prima; le file si sono serrate, chi stava addietro ha raggiunto la sua compagnia, gli ufficiali sono tornati al posto....—Ma questo sole brucia il cervello! Questo è un caldo d'Africa! È impossibile resistere!.... I piedi non han più forza di sollevarsi da terra, strisciano; le braccia cadono spenzoloni, il cinturino scivola giù dai fianchi, le cinghie dello zaino segano le spalle, il cappotto opprime lo stomaco.... E non si arriva mai! E dove ci vogliono condurre?

—Una fontana! una fontana!—Un grido di gioia risponde all'avviso. Gli ordini si rompono, tutti accorrono; a cinque, a sei, a dieci si cacciano a corpo morto sull'acqua: urti, spintoni, litigi, grida, percosse.—Al posto, al posto, per Dio!—tuona un ufficiale sdegnato. La turba si rompe e si sperde in tutte le direzioni; molti, lo stomaco gravato dall'acqua, tentano invano di raggiungere il proprio posto; altri vi giungono dopo una corsa affannosa e sono costretti a fermarsi poco dopo; altri restano là ancora per un sorso, per una goccia, un minuto, un momento!... Le forze mancano, i vacui si allargano, i fossi si popolano di estenuati; tutto vacilla, tutto cade.... All'improvviso, allo svoltare della via, si vede un campanile, un villaggio.—È la tappa! È la tappa!—Il grido si propaga in un istante dalla testa alla coda; l'effetto è mirabile; le forze si rinfrancano, le file si serrano, le compagnie si riformano, gli sbandati accorrono; tutto è mutato. Echeggia la musica; siamo al villaggio; si entra. Le soglie delle officine, le imboccature delle vie, le finestre, i balconi, si riempiono di curiosi; qua e là ai davanzali si affacciano dei visini atteggiati a pietosa curiosità.—Poveretti! come saranno stanchi!—Oh, gli effetti di quegli occhi! Chi andava curvo si addirizza con grande sforzo per l'ultima volta; chi zoppicava piglia un'andatura più risoluta; chi stava per cadere, stremato di forze, si fa animo e tira innanzi....—Olà, voi, dove andate?—Un sorso d'acqua, tenente.—Niente, niente! al posto!—Oh, i crudeli!—si mormora all'intorno dalle mamme compassionevoli;—come li trattano, poveri ragazzi! Neppure un sorso d'acqua!—