—A rivederci—gli rispose questi stringendo le labbra ad ogni parola e continuando a guardar altrove.—A rivederci.... Fa buon viaggio.... torna a casa.... lavora.... continua a vivere da buon figliuolo.... come hai vissuto finora e.... a rivederci.

—Signor tenente!—sclamò il soldato con voce tremante e facendo un passo verso di lui.

—Va, va, che non ti passi l'ora; va; è già tardi; sbrigati; presto.

E gli porse la mano; il soldato gliela strinse fortemente.

—Fa buon viaggio.... e ricordati di me, sai? Ricordati qualche volta del tuo uffiziale.

Il buon giovanotto voleva rispondere, tentò di mandar fuori una parola e mandò un gemito; serrò un'altra volta quella mano, si volse, guardò la porta, guardò di nuovo l'uffiziale che continuava a tener la testa vôlta dall'altra parte, fece un altro passo innanzi....—Ah! signor tenente!—esclamò singhiozzando, e fuggì.

L'altro, rimasto solo, si guardò attorno, stette un po' di tempo coll'occhio immobile sul limitare della porta, poi appuntellò i gomiti sul tavolino, appoggiò la testa sulle mani, due grosse lacrime gli si formarono nel cavo degli occhi, vi luccicarono dentro un istante e gli scesero giù per le gote rapidamente come se temessero d'essere vedute. Egli si passò la mano sugli occhi, guardò il sigaro, era spento; ah! questa volta erano lacrime davvero; abbandonò la testa sull'un dei gomiti, e le lasciò scorrere tutte, chè ne aveva proprio bisogno.