—In casa nostra, tra le mie braccia, presente mia madre, con un mazzolino di fiori sul capezzale.—
CARMELA.
I.
Il fatto che sto per raccontare accadde in un'isoletta distante una settantina di miglia dalla Sicilia. Nell'isola v'è un solo paese, che non conta più di duemila abitanti, e in cui, al tempo che seguì il mio avvenimento, si trovavano da trecento a quattrocento condannati a domicilio coatto. Vi era pure, per cagion loro, un distaccamento d'una quarantina di soldati, che si permutava di tre in tre mesi, comandato da un ufficiale subalterno. I soldati vi menavano una vita piacevolissima, specialmente per queste due ragioni, che, tranne la guardia alla caserma e alle prigioni, qualche perlustrazione nell'interno dell'isola e un po' d'esercizio di tanto in tanto, non avean nulla da fare, e il vino era a quattro soldi la bottiglia, e squisito. Non parlo dell'ufficiale, che si godeva una larghissima libertà, e aveva il gusto di poter dire:—Sono il comandante generale di tutte le forze militari del paese.—Aveva a sua disposizione due guardarmi in qualità d'impiegati all'ufficio del comando di piazza; aveva un bel quartiere gratuito nel centro del paese; passava la mattinata a caccia pei monti, il dopo pranzo in un piccolo gabinetto di lettura coi principali personaggi del paese, e la sera in barca sul mare, fumando dei sigari eccellenti a due centesimi l'uno, vestito come gli pareva e piaceva, senza seccature, senza sopraccapi, quieto e contento come una pasqua. Un solo dispiacere egli aveva, ed era quello di pensare che una vita così beata non potea durar che tre mesi.
Il paese è posto sulla riva del mare, ed ha un piccolo porto, presso cui, allora, si fermava una volta ogni quindici giorni il vapore postale che viaggia fra Tunisi e Trapani. Raramente vi si fermavano altri legni. Tanto raramente, che l'apparire d'un legno diretto colà era annunziato al paese col suono d'una campana, e gran parte della popolazione accorreva alla spiaggia come sarebbe accorsa a uno spettacolo di festa.
L'aspetto del paesello è molto modesto, ma gaio, ridente; in ispecie per la larga piazza che v'è nel centro, la quale, come in tutti i villaggi, è per quella popolazione ciò che è il cortile per gli inquilini d'una stessa casa in città. Questa piazza è congiunta alla spiaggia per la strada principale, diritta, stretta e lunga poco più d'un trar di mano. Le botteghe e gli uffici pubblici son tutti nella piazza. Vi sono, o almeno v'erano allora, due caffè; uno frequentato dal sindaco e dalle altre autorità e dai signori; l'altro dai popolani. La casa dove stava il comandante del distaccamento era posta dal lato della piazza che guarda il mare; e come dalla spiaggia verso il centro del paese il terreno si va considerevolmente sollevando, così dalle finestre delle sue stanze, ne aveva due, si vedeva il porto, un lungo tratto di spiaggia, il mare e i monti lontani della Sicilia.
L'isola è tutta monti vulcanici, e grandi e folti boschi resinosi.
Tre anni fa, un bel mattino d'aprile, il vapore postale diretto a Tunisi si fermava all'imboccatura del porto di quel piccolo paese. Fin dal suo primo apparire si era suonata la campana a distesa, e tutta la popolazione era accorsa, fra cui il comandante del distaccamento, i soldati, il sindaco, il giudice, il parroco, il delegato di pubblica sicurezza, il ricevitore, il comandante del porto, il maresciallo dei carabinieri, e un giovane medico militare, aggregato al distaccamento per il servizio sanitario dei «coatti.» Due barconi s'avvicinarono al legno e presero e trasportarono a terra trentadue soldati di fanteria e un ufficiale, un bel giovanotto bianco, biondo, e di gentile aspetto (dico così perchè c'è il verso bell'e fatto), il quale, data una stretta di mano al suo collega, e risposto cortesemente alle liete accoglienze delle autorità, in mezzo a due ali di curiosi entrò nel paese alla testa del suo pelottone. Acquartierato che l'ebbe, egli tornò subito in mezzo al crocchio dei personaggi che l'aspettavano in mezzo alla piazza, e il sindaco glieli presentò ad uno ad uno con un certo fare tra l'allegro ed il serio, pieno di cordiale famigliarità e temperato d'un po' di innocente sussiego. Terminata la cerimonia, il gruppo si sciolse, e l'ufficiale, rimasto solo col suo collega, si fece condurre alla casa che gli era destinata. Quivi l'ordinanza dell'ufficiale che partiva stava facendo i bauli, e quella del nuovo arrivato affrettava il momento d'aprirli dando una mano al suo camerata. Di lì a un'ora tutto era al posto.