La prima barca facendo due o tre larghi giri per scansare le correnti e i ringorghi, portò all’altra sponda tutti gli italiani.
Di là assistemmo al passaggio dell’intera carovana.
Che bel quadro! Me lo vedo ancora dinanzi nel momento della sua maggior vivezza. Nel mezzo del fiume, scivola un barcone pieno di cammelli e di mori d’una carovana mercantile, e un po’ più oltre l’altro barcone che porta i cavalli e i cavalieri della scorta di Fez, in mezzo ai quali sventola la bandiera di Maometto e spicca il viso nero e il turbante di mussolina del Caid. Di là dal fiume, in mezzo a una grande confusione di cavalli, di mule, di servi, di casse, che ingombrano un lunghissimo tratto di sponda, biancheggia la figura gentile del governatore Ben-el-Abbassi, seduto sopra un rialto di terreno, in mezzo ai suoi ufficiali, all’ombra del suo bel cavallo nero dalla sella color celeste. Sull’alto della riva, che si mostra come il muro d’una fortezza, dietro una lunga fila d’arabi della campagna, seduti sull’orlo colle gambe spenzoloni, sono schierati i duecento cavalieri del Governatore, che visti così in alto, sul fondo azzurro del cielo, presentano l’apparenza di duecento giganti. Alcuni servi neri ignudi si tuffano e si rituffano nell’acqua spruzzandosi e gridando. Parecchi arabi lavano i loro cenci sulla sponda, all’uso moresco, ballonzolandovi sopra con movimenti di marionetta. Altri attraversano il fiume a nuoto. Sul nostro capo passano degli stormi di cicogne; lontano, sulla riva, s’alza una colonna di fumo da un gruppo di tende di beduini; i barcaiuoli cantano una preghiera al Profeta per la buona riuscita dell’impresa; le acque mandano scintille d’oro, e Selam, ritto a dieci passi dinanzi a noi, col suo famoso caffettano, fa su questo gran quadro barbaresco e festoso, la più armoniosa macchietta rossa che possa immaginare un pittore.
Il passaggio durò parecchie ore, e via via che passava, la carovana si rimetteva in cammino.
Quando gli ultimi cavalli furono sulla sponda sinistra, il governatore Ben-el-Abbassi rimontò in sella e raggiunse i suoi soldati sull’alto della riva opposta.
Sul punto di partire, l’Ambasciatore e tutti noi alzammo la mano in segno di saluto.
La scorta di Karia-el-Abbassi rispose con una tempesta di fucilate e disparve; ma per qualche momento vedemmo ancora in mezzo al fumo la bella figura bianca del Governatore, ritta sulle staffe, col braccio teso verso di noi in segno di buon augurio e d’addio.
Accompagnati dalla sola scorta di Fez, c’innoltrammo nella terra dei Beni-Hassen, tristamente famosa.