—A l’è un bel omm,—disse,—a i é nen a diie (è un bell’uomo, non c’è che dire); ma bisognerebbe che andasse a viaggiare (parole testuali) dove c’è l’istruzione.
Questo dove, naturalmente, era Torino.
Luigi, il calafato, benchè napoletano, fu più laconico. Domandato che cosa avesse osservato nell’Imperatore, stette un po’ sopra pensiero e rispose sorridendo:
—Aggio osservato ch’a stu paese manc’ u Re porta i’ calzette!
Il più comico fu il Ranni.—Che cosa t’è parso del Sultano?—gli domandò il Comandante.
—M’è parso,—rispose francamente e colla maggior serietà,—che avesse paura.
—Paura!—esclamò il Comandante.—Di chi?
—Di noi. Non ha visto com’è diventato smorto e come parlava, che quasi gli mancava il fiato?
—Ma tu sei matto! E vuoi che lui, in mezzo a tutte le sue guardie e a tutto il suo esercito, avesse paura di noi altri?
—Così m’è parso,—rispose il Ranni imperturbabile.