La mattina dopo stette coi parenti ad aspettar Carlo davanti alla casa. Dopo una lunghissima ora, si vide apparire nella strada, molto lontano, un gruppo di gente, che fu riconosciuto subito al passo rapido, ai cappelli biancheggianti, ai canti che l'aria portava or sì or no all'orecchio, per il drappello dei giovani coscritti. Camilla s'appoggiò al braccio d'una sua parente; il drappello s'avvicinò; la ragazza e gli altri s'avanzarono.... Carlo non c'era!
I giovani passarono; avevan tutti il loro numero sul cappello; qualcuno salutò Camilla; essa non ebbe fiato per domandar notizie di Carlo; uno dei suoi parenti lo fece per lei.
— Carlo? — domandò a uno dei giovani rimasti addietro.
— È partito con noi, — rispose l'interrogato; — ma deve aver preso una scorciatoia.
— E che numero prese? —
Il giovane, chiamato dagli altri, pigliò la corsa senza rispondere.
— Il numero? Il numero? — gridarono Camilla e tutta la famiglia.
— Ecco il numero! — tuonò una voce improvvisa alle loro spalle.
Tutti si voltarono: era Carlo. Camilla gettò un grido disperato: egli aveva il numero sette.