— Son io — rispose il giovane napoletano.
— Lei ebbe la bontà — mormorò umilmente il nuovo arrivato — di darmi il suo biglietto da visita, giorni fa, nel giardino Massimo d'Azeglio.
— Come! — esclamò l'altro con allegra maraviglia — lei è quel signore ch'era seduto sulla panca?
— Quello stesso, — rispose Alberto.
Il napoletano gli porse una seggiola, e gli disse con accento di curiosità: — Mi dirà ora che cosa le era seguito! Ma prima di tutto, a che debbo il piacere di vederla? In che la posso servire?
Alberto esitò un istante, e poi disse in fretta arrossendo: — Avrei da farle un discorso lungo.... Prima però la debbo pregare di perdonarmi se quella sera corrisposi così male alla sua bontà.... Non sapevo più quel che mi facessi....
Il giovane lo costrinse a sedere.
— Mi dica quello che m'ha da dire, francamente.
— La ringrazio, — disse Alberto facendo l'atto di stender la mano ma ritirandola subito; — io ebbi prima d'ora l'intenzione di venir da lei; non me n'ero mica dimenticato, glielo assicuro; ma mi mancò il coraggio, perchè.... il favore, di cui avrei avuto bisogno nei giorni passati, mi sarebbe costato uno sforzo troppo grande a domandarglielo.... Ora però.... È vero che forse ora vengo a darle una noia anche maggiore....
— Non mi parli di noia; — disse con vivacità il giovane, a cui la fisonomia aperta e severa di Alberto aveva ispirato fin da principio una piena fiducia; — mi dica quello che m'ha da dire, liberamente, come a un amico.