Con tutte queste immagini nella mente, la sera, dall’alto della gran diga di Helder, al lume della luna che ora si nascondeva bruscamente dietro le nuvole, ora si mostrava all’improvviso in tutta la sua luce, io non potevo saziarmi di guardare la riva sabbiosa di quell’isola di Texel e quel gran mare del Nord, che non ha più altri confini da quel lato che i ghiacci eterni del polo; il mare che gli antichi credevano la fine dell’universo: illuc usque tantum natura, come dice Tacito; il mare su cui apparirono nei giorni di grande tempesta le forme gigantesche delle divinità germaniche; e spaziando cogli occhi su quel piano immenso e sinistro, non sapevo esprimere altrimenti a me stesso il mio sgomento misterioso, che coll’esclamare di tratto in tratto, a mezza voce:—Barendz!... Barendz!—ed ascoltare io stesso il suono di questo nome, come se lo portasse il vento da una lontananza sterminata.
IL ZUIDERZEE.
Mi rimaneva a vedere l’antica Frisia, la ribelle indomata di Roma, la terra delle belle donne, dei grandi cavalli e degl’invitti scivolatori, la più poetica provincia della Neerlandia: e nell’andarvi, avevo modo di soddisfare un altro vivissimo desiderio: quello di attraversare il Zuiderzee, l’ultimo nato dei mari.
Questo grande bacino del Mare del Nord, che bagna cinque provincie e quadra più di settecento chilometri, seicento anni fa non esisteva. La Nord-Olanda toccava la Frisia, e dove ora si stende il golfo, c’era una vasta regione sparsa di laghi di acqua dolce, il maggiore dei quali, il Flevo, rammentato dal Tacito, era separato dal mare da un istmo fertile e popoloso. Se il mare abbia per sola sua forza rotto gli argini naturali di questa regione, o se invece l’abbassamento del suolo dell’Olanda gli abbia lasciata libera l’invasione, non è sicuro. La grande trasformazione si compì a diverse riprese nel corso del secolo decimoterzo. Nel 1205, l’isola di Wieringen, posta all’estremità della Nord-Olanda, faceva ancora parte del continente; nel 1251 n’era già separata. Nelle invasioni posteriori, il mare sommergeva in vari punti l’istmo che separava le sue acque dal lago di Flevo, fin che nel 1282, apertosi un varco a traverso questo baluardo sfracellato, irrompeva nei laghi, invadeva le terre, e a poco a poco allargandosi e procedendo, formava quel vasto golfo che ora si chiama Zuiderzee, o mare del Sud, il quale si addentra col braccio dell’Y fino a Beverwijk e ad Haarlem. Alla formazione di questo golfo si collega una storia varia e confusa di città distrutte e di popoli annegati, col finire della quale ne comincia un’altra di città nuove sorte sulle nuove rive, divenute potenti e famose, e alla loro volta decadute, ed ora ridotte a meschini villaggi, dalle strade erbose e dai porti ingombri di sabbia. Ricordi di sventure immense, tradizioni favolose, terrori fantastici, costumi ed usi antichi e stranissimi, si ritrovano sulle acque e sulle rive di questo mare unico, comparso ieri e già coronato di rovine e condannato a sparire; e basterebbe appena un viaggio d’un mese a osservarne e raccoglierne la parte principale; e però la sola idea di vedere da lontano quelle città decrepite, quelle isole misteriose, quei banchi di sabbia fatali, mi allettava irresistibilmente la fantasia.
Partii da Amsterdam verso la fine di febbraio, con un tempo bellissimo, sur uno dei piroscafi che vanno ad Harlingen. Sapevo che non avrei più riveduto la capitale dell’Olanda. Appoggiato al parapetto di prora, mentre il bastimento si allontanava dal porto, contemplai per l’ultima volta la grande città, cercando d’imprimermi incancellabilmente nella memoria il suo fantastico aspetto. Dopo pochi minuti non vidi più che il contorno nero e dentellato delle sue case, sulle quali s’innalzava ancora la cupola del palazzo reale e una foresta di campanili traforati e luccicanti. Poi la città si abbassò; i campanili si nascosero l’uno dopo l’altro; la punta più alta della cattedrale, soprastata qualche momento alla generale caduta, si sprofondò anch’essa nel mare; e Amsterdam non fu più che un ricordo.
Il bastimento passò in mezzo alle dighe gigantesche che chiudono il golfo dell’Y, e attraversato rapidamente il Pampus, il gran banco di sabbia che per poco non rovinò il commercio di Amsterdam, entrò nel Zuiderzee.
Le rive di questo golfo son tutte praterie, giardini e villaggi, che nell’estate presentano un aspetto incantevole; ma viste dal bastimento e nel mese di febbraio, non appaiono che come una striscia leggera d’un verde smorto che separa il mare dal cielo. La riva della Nord-Olanda è la più bella, e questa costeggia il bastimento.