Ma trovavo sempre mille difficoltà a farmi capire quando volevo saper qualche cosa di preciso in fatto di lingua. — Come direbbe lei, — le domandavo, — per dire che piove forte? — Gua! — mi rispondeva, — direi che piove forte. — Io ripetevo la domanda in un'altra forma. — Ah! ho capito! — esclamava. — Chi si volesse spiegare in un'altra maniera potrebbe anco dire che piove a rovescio, a catinelle, a orciuoli, a ciel rotto; ognuno può dire come gli piace; non c'è regola fissa.
Un giorno le diedi un mio libro. — L'ha scritto lei? — mi domandò. — Sì, — risposi. — Tutto di suo pugno? — Tutto di mio pugno. — Lo tenne due o tre giorni e vidi che lo leggeva. Quando me lo restituì, mi disse: — Bravo! mi son divertita; si vede che è un buon figliuolo. E poi mi piacque anche lo stile.
A poco a poco mi prese a voler bene, mi parlava lungamente della buon'anima di suo marito, delle sue amiche, del caro dei viveri, delle tasse, del lotto, dei suoi malanni, della religione, sempre colla stessa grazia e colla stessa dolcezza. Ma specialmente quando parlava della sua disgrazia d'esser rimasta sola al mondo e diceva che la notte, non potendo dormire, pensava, pensava, fin che si metteva a piangere, aveva parole così dolci, così schiette, così poetiche, che mi si stringeva il cuore, e nello stesso tempo provavo una specie di voluttà artistica a sentirla. Mentre essa parlava la sua bella lingua, io appoggiato alla finestra della sua cameretta, guardavo il campanile di Giotto dorato dalla luce del tramonto, e provavo uno struggimento d'amore per Firenze.
Una s'era, ch'ero già a letto, s'affacciò alla porta e disse con voce commossa: — Ah! figliuol mio! bisogna proprio credere, sa, che c'è un Dio! Questa sera il predicatore ha detto che tutti i grandi uomini ci hanno creduto, — e Dante e Galileo e Colombo, — ne avrà citati più di cinquanta. E ha conciato per le feste quelli che dicono che il mondo l'ha fatto il caso! Il caso! E dire che sono gente che ha studiato! Io che sono una povera donna capisco che è una corbelleria. Se lo studio non dovesse portare altri frutti! Ma lei, benchè studii, non le pensa queste cose, non è vero, figliuolo? dica un po': ci crede lei al caso?
— No, cara padrona, — le risposi; — io credo in Dio.
— Oh lei non può immaginare la consolazione che mi dà con codeste parole, — rispose la buona donna.
La notte, mentre lavoravo a tavolino, a una cert'ora sentivo picchiare nel muro e poi una voce insonnita che diceva:
— Non lavori più, figliuolo; s'abbia riguardo agli occhi.
Ed io: — Ancora una pagina.
— Nemmeno una pagina. Si ricordi del proverbio: È meglio un.... cavallino vivo che un dottore morto.