E quando, scrivendo con un’ispirazione serena ed onesta, vi tremolerà alla mente, or sì or no, un concetto alto e bello, e starete là immobili, intenti, coll’arco dell’intelletto teso, per colpirlo nel punto in cui vi balena; e dopo molto sforzo riuscirete a coglierne un raggio, e vi fallirà il vigore per prolungar la prova, e direte a voi stessi: — Basta, forse c’è già un’evidenza ch’io non ci scorgo, forse il lettore afferrerà il concetto intero alla prima; — (artificiose illusioni di artisti sfibrati) allora, forse, vedrete qualcosa agitarsi sul vostro capo, ed alzando gli occhi vi appariranno le due immagini bianche, su, molto in su, sorridenti e serene, le quali vi accenneranno: — Qui, bisogna salir fin qui, ancora uno sforzo, fino a noi! — E allora voi vi riporrete intorno al vostro concetto, lo afferrerete forse subito, forse lo avrete già afferrato.
Ah, voi, immagini bianche, non credete di poter tanto, voi, innocenti e modeste? E se vi dicessi che v’è qualcuno che, parlando con voi, sente e si rimprovera altamente e amaramente le lacune che ha nel capo; — che, uscendo da casa vostra, rinnova ogni giorno il proposito di mettersi a studiar molto, molte cose, ed in furia, per ridursi presto in grado di rispondere a tutte le vostre domande e soddisfare tutte le vostre curiosità; — che la sera tardi, forse mentre a voi, prese dal sonno, sfugge il libro di mano, egli apre i suoi, ne apre uno, lo smette, ne apre un altro, lo chiude, vorrebbe scorrerli tutti insieme, non lo può, s’inquieta e si rattrista, dicendo: — Dovevo studiar prima, — e si conforta: — Avrò tempo a studiar poi, — e si rallegra: — Mi faranno studiar loro!
Benedette le donne che fanno amare il lavoro!
Voi siete di queste, e avete diritto a un ringraziamento; e più che a un ringraziamento, a un augurio; e io ve lo faccio a mio modo.
Possa esser reso a chi verrà da voi, — e da tutte le immagini bianche come voi, — la serenità e l’ardore del lavoro e l’amore della vita raccolta e pura, che voi ispirate a tutti coloro che vi si avvicinano e v’ascoltano. Se avrete nella vita delle ore vuote o dolorose, vi possano venir dinanzi tutti quelli che da voi hanno attinto forza, ispirazioni gentili, e pace, e dirvi l’uno: — Ho scritto un romanzo, il più nobile personaggio è una donna, leggete, siete voi; — e un altro: — Ho fatto una statua che rappresenta un angelo; venite a vedere; ho colto l’espressione del vostro viso quando dite dei versi che vi fanno piangere; — e un terzo: — Ho scritto un’opera di matematica, ridete pure, non è cosa per voi; ma molte volte, quando mi cadeva la testa dalla stanchezza e dal sonno, mi ricordavo di voi e ripigliavo coraggio; vi porgo il libro per questo. — E... sentite ancora, vi dirò una bizzarria, ma la dico col cuore. Possa venire un giorno in cui ciascuna di voi, madre d’un uomo onesto, operoso ed insigne, stando la sera nella sua stanza a rileggere un libro che gli ricordi il collegio o le sue conversazioni di fanciulla, oda a un tratto nella via un gridìo confuso e un suono di banda; e giunga in quel punto, a passi concitati, un amico che le dica: — È il popolo che acclama vostro figlio! — e questo figlio sia presente, e afferrandovi per un braccio e accennandovi il balcone illuminato dal riflesso di cento fiaccole, le gridi: — Madre! il tuo posto è là!
E chi può affermare che non spunterà un tal giorno per voi? Oh! tremolatemi sempre dinanzi agli occhi, care immagini bianche.
Fine.
NOTE:
[1.] Stampato in un Album che presentarono i Veneziani al prefetto senatore Torelli.
[2.] Sono noverate solamente le forze che presero parte alla battaglia.