Alla sinistra, il Ladmirault ha posto in batteria quattro cannoni che fanno terribile strazio delle schiere nemiche. Le brigate F. Douay e Négrier si lanciano assieme all’assalto. Gli Austriaci danno di volta; ma, dividendosi, scoprono nuovi battaglioni, terribilmente compatti, che rovesciano sugli assalitori una tempesta di palle. Il Ladmirault, ferito alla spalla, fasciato in furia, si svincola da’ suoi aiutanti di campo che lo vogliono rattenere, e ritorna a comandare la divisione, a piedi, appoggiandosi al cavallo. Il combattimento ingrossa e inasprisce. Gli Austriaci conoscono quel terreno a palmo a palmo, e a palmo a palmo lo contendono. Il momento è gravissimo. Il Ladmirault ordina che si slancino all’assalto le ultime riserve della divisione; in quel punto un’altra palla gli passa la coscia. — Non è nulla, — egli grida agli ufficiali che gli accorrono intorno, e con supremo sforzo continua a reggersi in piedi, col braccio stretto al collo del cavallo, pallido e sanguinoso. A un tratto vacilla, è sorretto; fa chiamare il generale Négrier, gli affida la divisione; lo trasportano fuori del campo; egli si volge a guardare ancora una volta i suoi bravi soldati che combattono e muoiono per la libertà d’Italia e per l’onore della Francia.
— Avanti il 1º reggimento zuavi! — è l’ordine che manda il Baraguay-d’Hilliers alla divisione Bazaine che s’avanza in quel punto da Grole. L’ordine è eseguito: eccoli! Era un pezzo che fremevano costoro che vanno alla morte come a un convito! Il reggimento s’avanza a passo concitato, rumoreggiando sordamente come piena impetuosa che travaglia le dighe; su quei volti balena la vittoria; in quei larghi petti di ferro si prepara il grido annunziatore di morte; i fucili, agitati dalle mani convulse, si urtano e le baionette risuonano con orrendo fragore. — All’assalto! — La piena sprigionata prorompe, un grido selvaggio si leva e si prolunga come ripercosso dall’eco su per l’erta contesa, l’erta si copre di cadaveri, gli zuavi son sulle alture. L’artiglieria, in quel frattempo, trattasi a gran pena sui punti eminenti, versa una grandine di ferro sui battaglioni austriaci e sfracella le case della gola di Solferino. Una brigata del 5º corpo, decimata, si ritira dal campo. Due altre brigate del corpo stesso si ritraggono sulle alture circostanti al villaggio, e occupano fortemente la torre, il cimitero e il Monte dei Cipressi, rinvigorite d’un poderoso soccorso di genti fresche. Codesti siti sono formidabili, le salite son rotte e scoscese, su tutti i punti battono le artiglierie, i difensori traggono di dietro ai muri con un furore d’inferno.... — Si rovescino quei muri a colpi di cannone! — grida il Baraguay-d’Hilliers. Una batteria s’arrampica sur un’altura a trecento passi dal cimitero e lo bersaglia rabbiosamente con fittissimi colpi; le mura, squarciate, rovinano come per crollo di terremoto. In quel mentre le artiglierie del Forey, sostenute da due batterie della riserva, soffocano la voce dei cannoni austriaci sull’altura dei Cipressi.
Sulla sinistra le sorti non inclinano a favore d’Italia. Il generale Durando, giunto a Venzago, riceve l’ordine dall’Imperatore di congiungersi al 1º corpo. Egli manda subito un soccorso al 1º reggimento granatieri e al 3º battaglione bersaglieri che combattono a Madonna della Scoperta. Le truppe, rafforzate, vanno all’assalto; la 10ª batteria le sostiene, i cavalleggieri d’Alessandria caricano; gli Austriaci piegano. Piegano, ma rincalzano, come sempre, più vigorosi. Due battaglioni del 1º granatieri mandati verso la casa Piopa a cercare un punto dove assalire il nemico, sono assaliti e respinti. Gli Austriaci si avanzano sino a Casa Soieta; lì appostano una batteria e tempestano il 2º granatieri, che s’avanza direttamente contro Madonna della Scoperta.
Sull’estrema sinistra, poi che furon respinte sino alla strada ferrata le colonne esploratrici della 3ª e della 5ª divisione, il generale Mollard si risolve ad attaccare il Benedek col grosso delle sue forze. Arriva per la strada ferrata il generale Arnaldi colla brigata Cuneo e mezza la 6ª batteria; raggiunge la Casanova, volge a destra, attraversa i campi, s’arresta, si dispone: il 7º a destra, in prima linea, col colonnello Berretta; l’8º a sinistra, in seconda, col colonnello Gibbone; quello per la Colombara e la Contracania, questo per il Roccolo e la chiesa di San Martino. S’avanza un drappello di cavalleggieri di Monferrato, un altro di cavalleggieri di Saluzzo, un terzo, un quarto. Squilla il segnale dell’assalto; i reggimenti, saldi e impetuosi, muovono; la cavalleria si slancia di carriera; il nemico tentenna, gli assalitori incalzano rapidissimi, sorprendono tre cannoni, son signori delle alture. — Ci siamo! — grida con trasporto di gioia il generale Arnaldi, e cade. Il generale Mollard, trepidando, accorre: — Che hai? Sei ferito? — Arnaldi, gravemente colpito al ginocchio, fa uno sforzo per levarsi, non gli riesce, e due lacrime gli scendono giù per le gote. — Coraggio! — gli dice con pietà affettuosa l’amico. — Non piango per me, egli risponde; per te piango, chè non ti potrò venir compagno nei pericoli, e una tremenda giornata si prepara: non vedi? — E accenna dalla parte di Pozzolengo, e Mollard guarda, e vede sterminate schiere di nemici ondeggiare e luccicare confusamente sulle alture lontane. — Addio, Arnaldi! — e l’Arnaldi è portato via, e il colonnello Berretta assume il comando della Brigata Cuneo. Gli Austriaci intanto, respinti non rotti, si ristringono, risalgono, riprendono con impeto audace le alture. I battaglioni italiani ritornano all’assalto, l’uno dopo l’altro, infuriando; due volte, seminata di cadaveri la china, guadagnano l’alto piano; due volte ne son risospinti. Di più irato coraggio infiammati, fanno impeto ancora, e prevalgono al fine, e cacciano il nemico dall’alto, e l’inseguono.
Ma per poco. Di là dove il bravo Arnaldi accennava, l’Austriaco, grosso e risoluto, s’avanza, allargandosi, e minaccia sui due lati: a sinistra, l’artiglieria; a destra, la via ferrata. Gl’Italiani gagliardissimamente resistono: il 3º battaglione del 7º di linea e un battaglione bersaglieri della 5ª divisione, difendono, con molto sangue, i cannoni; il maggior Solaro, colpito dei primi, muore; cade ferito il maggior Borda, cade il maggior Longoni, cadono a dieci a dieci i soldati; ma invano. Il nemico, troppo più forte, procede; gl’Italiani indietreggiano lentamente, disputando il sito passo a passo, tenaci; il colonnello Berretta, con tranquillo consiglio, governa la ritirata, conforta la resistenza, frena la foga ardimentosa dell’assalitore, anima, riordina, ripara; a un tratto precipita di sella; lo guardano, ha una palla nel cuore. Resistere più oltre sarebbe spreco di sangue. Il Mollard ordina la ritirata su tutta la linea; gl’Italiani cedono il campo, protetti da due batterie d’artiglieria mandate innanzi dal generale Cucchiari, che le segue colla sua divisione. Soverchiati, non sciolti, nè scemi d’animo; laceri e sanguinosi, ma coi sembianti tuttavia splendidi d’ira e di valore, i soldati del Mollard passano al di là della strada ferrata a riprendere lena. Coraggio! Il nemico non rimarrà lungo tempo su quelle alture. Ecco: giunge la brigata Casale, giunge la brigata Aqui, giungono il 5º e l’8º battaglione bersaglieri, la 5ª divisione, il generale Cucchiari.
La divisione Fanti è sempre a San Paolo di Lonato.
Sono le dieci e mezzo. Napoleone, di sull’alture occupate dal 1º corpo, medita il campo di battaglia, e risolve. La vittoria è al centro, bisogna sfondare il centro per far piegare le ali, bisogna cacciar gli Austriaci dal colle di Solferino. La brigata Alton, non ancora provata, all’assalto.
La brigata Alton, ordinata in colonne d’assalto, s’avanza; quattro pezzi d’artiglieria l’accompagnano; il generale Forey la conduce. Si va ad assalire la torre, si va a morire; ma su quella vetta sta la vittoria: l’Imperatore è là, e vede, e con lui la Francia e il mondo.
La brigata Alton si slancia sulla destra della torre, risoluta e serrata; gli ufficiali si volgono ai soldati: — Coraggio! — I soldati si cacciano sotto a capo basso, salgono, sono già su un buon tratto, ordinati ancora, e salgono.... All’improvviso una tempesta orribile di mitraglia, di palle da cannone e di fucilate, da sinistra, da destra, di fronte, si rovescia sugli assalitori, squarcia le prime file delle colonne, sparge la salita di morti, di membra lacerate e di sangue. Tutta la brigata, alla vista di quell’eccidio miserabile, si rimescola e vacilla, e leva al cielo uno spaventevole grido.