Sull’estrema destra, nuove forze austriache si succedono senza posa di fronte al generale Niel. Cacciata una brigata, un’altra è là pronta, e sottentra. Dopo il 3º e il 9º corpo spuntano le colonne dell’11º. Il generale Vinoy, spazzato dinanzi il terreno a furia di mitraglia, attaccò Casanova, la prese, la fortificò, ne fece un punto d’appoggio validissimo alla sua linea di battaglia. Sulla destra del 4º corpo, il generale Luzy, sostenuto dalle due brigate della divisione Renault mandate dal Canrobert, dopo molti incontri durissimi, ora prevalendo, ora soggiacendo, riuscì a mantenersi fermo a Rebecco. Tra il Luzy e il Vinoy, la brigata O’ Farrel della divisione Failly s’è insignorita della casa Baita, e la difende contro gl’impetuosi ritorni degli Austriaci. Il generale Niel, rimasto senza riserva, chiede al maresciallo Canrobert che mandi a sostenere il suo centro, vigorosamente e ostinatamente assalito. Il maresciallo Canrobert, stimando che bastino poche forze a proteggerlo dalla parte di Mantova, ordina al generale Trochu di condurre la sua 1ª brigata sul campo di battaglia agli ordini del generale Niel. Il Trochu si mette immediatamente alla testa della brigata Bataille, fa deporre gli zaini, attraversa Medole, già popolato di feriti e di carri, e piglia di corsa la strada di Guidizzolo.


Intanto, sulla sinistra della linea, non prevale ancora la fortuna d’Italia. L’artiglieria austriaca, da casa Soieta, travaglia la 1ª divisione. Invano il generale Durando mette innanzi nuovi cannoni, invano spinge all’assalto, un dopo l’altro, i quattro battaglioni del 2º granatieri; le colonne nemiche s’avanzano. A mezzogiorno, il generale Durando, ridotto in pericolosissima condizione, tenta ancora di arrestare il nemico con un assalto del 4º battaglione bersaglieri e un battaglione del 2º fanteria. I due battaglioni, assalendo arditissimi, lo arrestano in fatti di fronte; ma una lunga colonna si avanza in quel mentre, con rapido giro, sulla destra, e minacciandoli di fianco li costringe a ritirarsi. Allora il generale Forgeot, comandante l’artiglieria del 1º corpo francese, volta rapidamente contro gli Austriaci un forte numero di cannoni, e li ricaccia indietro, con un fuoco violento, sconvolti.

All’estrema sinistra, il generale Cucchiari, arrivato là dove la strada Lugana taglia la strada ferrata, subito dopo la ritirata del Mollard, dispone senza indugio all’assalto la brigata Casale: l’11º, condotto dal colonnello Leotardi, in prima linea per il Roccolo e San Martino; il 12º dietro. La brigata si muove; ma il nemico, che occupò le case Armia, Selvetta e Monata, la previene, minacciandola sulla destra. Il generale Mollard, di là dove si trova, vede il pericolo, e manda a ordinare al comandante il 2º battaglione del 12º che pieghi subito a destra e respinga il nemico dai nuovi siti donde minaccia. Il comandante del battaglione, che ebbe un ordine diverso dal proprio generale, esita ad obbedire e prosegue. Il Mollard, sdegnato, lo raggiunge di carriera, e gli rinnova il comando con quel suo piglio terribile. Allora il maggiore obbedisce, e volge il suo battaglione a destra; il 3º e il 4º lo seguono; il 1º rimane a sinistra dell’11º reggimento. Il colonnello Leotardi dà il grido dell’assalto: l’11º si slancia sul Roccolo e sulla chiesa di San Martino; i tre battaglioni del 12º, insieme al 10º battaglione bersaglieri, si gettano sulle case dell’estrema destra. Gli Austriaci ricevono gli uni e gli altri con iscariche replicate di moschetteria e di mitraglia che aprono larghi e mortali vuoti nelle colonne d’assalto: il maggior Poma è ucciso; il colonnello Avenati, il maggior Manca, il maggior Zinco feriti; ma le file si stringono, il sangue degli ufficiali infiamma di più irata audacia i soldati, e la brigata Casale, vinta la pertinace difesa, guadagna le alture, invade le case di destra, penetra nella Contracania e conquista tre pezzi d’artiglieria.

Mentre codesto assalto si compie e il nemico subitamente rincalza, la brigata Aqui che vien dietro col 1º battaglione bersaglieri, si dispone anch’essa all’assalto. I due battaglioni di destra del 17º reggimento, ordinati a sinistra della strada Lugana sotto il comando del colonnello Ferrero, si slanciano, con due compagnie del 5º bersaglieri, contro la chiesa di San Martino e la Contracania, ricadute entrambe in poter del nemico. Gli altri due battaglioni del 17º, coi rimanenti bersaglieri del 5º, si gettano a sinistra fino alla casa Corbù di Sotto. Tra una e l’altra di queste due colonne prosegue a combattere vigoroso l’11º reggimento. Il primo battaglione del 12º combatte arditamente all’estrema sinistra, presso le case Ceresa e Vestone, isolato. Tutti codesti assalti soverchiano il nemico, San Martino ed il Roccolo per la quinta volta son presi, gli assalitori s’avanzano sull’altopiano, la vittoria sorride alle armi di Italia.

Al tocco, la brigata Pinerolo della 3ª divisione, chiamata in aiuto dal generale Cucchiari, s’avanza contro la Contracania in ordine d’assalto; il 13º a destra, il 14º a sinistra. Già l’artiglieria dal centro ha preso a battere il nemico, già le prime colonne si sono impadronite di varie case, quando sull’altura della Contracania si vede il fuoco della 5ª divisione rallentare, retrocedere, sparire. L’Austriaco, veduto la debolezza della sinistra italiana, aveva condotto in quel punto il nerbo delle sue artiglierie, e fulminato di mitraglia, alla distanza di duecento passi, il 1º battaglione del 12º e l’ala sinistra del 17º, tra Corbù di Sotto e Vestone. Quel 1º battaglione avea resistito, poi piegato, poi resistito ancora, e da ultimo ceduto il terreno, trascinando nella sua ritirata i due ultimi battaglioni del 17º, bersagliati a sinistra e di fronte; il movimento in addietro s’era propagato di corpo in corpo, dalla sinistra alla destra; il generale Cucchiari, slanciandosi qua e là di carriera, aveva tentato invano di arrestarlo; invano aveva spinto innanzi la 9ª batteria: gli Austriaci avean radunati sulle alture trenta cannoni e impedivano ogni efficace ritorno all’offesa. Impotente, solo, a ritentare l’assalto, il 18º reggimento si restringe a proteggere la ritirata. Il Cucchiari tenta di arrestare i soldati alla strada ferrata: non riesce; tenta di arrestarli a mezza strada per Rivoltella, e non gli vien fatto neppure: li arresta e li riordina finalmente presso quella città.

A quello spettacolo, il generale Mollard, stordito, angosciato, fremente, non sa che risolvere. Attaccherà il nemico? La brigata Cuneo è decimata, spossata, rifinita dalla sete e dal digiuno; e la brigata Pinerolo, scarsa di fronte alle forze poderose degli Austriaci, verserebbe invano il suo sangue. Si ritirerà anch’egli? Il nemico si rovescierà allora sulla sinistra francese. Il Mollard ha deciso: rimarrà fermo ai piedi delle alture, in aspetto minaccioso; terrà in rispetto il nemico, pésto ancora e sanguinoso delle zuffe ostinate della mattina; aspetterà colle armi in pugno il momento propizio a ritentar la fortuna.

La divisione Fanti, rimasta fino alle 11 a San Paolo di Lonato, s’è mossa alla volta di Solferino, per ordine di Napoleone, a fine d’appoggiare l’assalto del 1º corpo.


È un’ora e mezzo. Napoleone ordina che si prosegua a dar dentro nel mezzo della fronte nemica. La brigata Maneque della guardia ributta gli Austriaci dalle alture della Casa del Monte. La divisione Bazaine, riordinata in furia, si getta alle spalle del 5º corpo, che si ritira verso Pozzolengo. La divisione Forey va oltre, in forma di sostegno, dietro la guardia imperiale. La divisione Ladmirault, decimata e sfinita, si riposa nel villaggio di Solferino.