Non mi ricordo il primo entrato che reggimento fosse. Giunge in piazza di Termini, dove c’è una fontana bellissima. Per chi non ha mai visto Roma, le sue fontane, così gigantesche e fantastiche, sono una delle più profonde sorprese. I soldati si voltano, guardano e prorompono in un lungo oh! che si propaga di compagnia in compagnia, di battaglione in battaglione, man mano che giungono nella piazza. Chi rallenta il passo, chi si ferma, chi vorrebbe avvicinarsi. — Animo, animo, — dicono gli ufficiali, — ci sono altre cose più belle da vedere. — I Romani ridono al vedere i soldati tanto sorpresi di sì piccola cosa. — Vedrete ben altro, — dicono, — questo non è niente; andate, andate, vedrete ben altro. — I soldati vanno innanzi voltandosi indietro ad ogni passo e discorrendo forte tra loro.
Il reggimento giunge in piazza del Quirinale. Lo spettacolo è meraviglioso. A destra un palazzo gigantesco; in mezzo alla piazza una fontana due volte più grande, più bella, più stupenda della prima; statue, vasca, getto d’acqua, tutto colossale. Si vede in lontananza la cupola di San Pietro, una gran parte di Roma, monte Mario, il Tevere, la campagna, un panorama grandioso e imponente. I soldati rimangono attoniti, senza profferir parola, senza neanco accorgersi delle grida e degli applausi che li accompagnano; guardano colla bocca aperta e gli occhi spalancati, come se si fossero affacciati a un mondo nuovo; il silenzio dura per qualche momento; il popolo tace anch’esso come per non turbare la dolcezza di quella contemplazione. A un tratto sorge tra le file una voce altissima: — Viva Roma! — Tutto il reggimento risponde: Viva Roma! — Andate, andate, — dicono di nuovo i Romani, questo non è niente, ben altro vi resta da vedere. — Il reggimento continua la sua strada.
Ecco la piazza di Trevi, la fontana di Trevi. Che cos’è questo? Com’è qui quella roccia? Di dove scende quel fiume? Chi è quel gigante? I soldati prorompono insieme in un grido di meraviglia e di gioia, tendono le braccia, si affollano, si stringono, par che si vogliano gettare nella fontana. — Viva Roma! — gridano; — Viva l’esercito! — rispondono i Romani, e di nuovo: — Avanti, vedrete, vedrete. — Ma che si può vedere ancora di più bello? La fontana di Trevi è veramente prodigiosa, non par vera, pare una cosa sognata, una cosa da giardino fatato, letta nelle Mille e una notte. — Ah! non ce la volevano dare Roma? — esclama un ufficiale; eh! ora si capisce. — Come vi piace la città? domandano i Romani, passando e agitando le bandiere. Cosa rispondere? I soldati non rispondono che: — Roma! Roma! — Il reggimento va oltre.
Ecco la piazza Colonna, la Colonna....
Soldati e popolo cominciarono a girare attorno alla Colonna; sonavan trombe, tamburi, grida; v’eran dei Tedeschi e degl’Inglesi con noi, e in quel momento, commossi anch’essi, ci strinsero la mano dicendo: — .... Bel giorno! Bei momenti!
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LA CUPOLA DI SAN PIETRO.
Per quanto si sia parlato, scritto e disegnato della basilica di San Pietro, qualcosa da dire resta sempre. E poi, questa volta, sotto la cupola di San Pietro c’è una grande novità: i bersaglieri, dei quali non è fatto cenno, credo, nè dalle guide, nè dai libri archeologici, nè dalle opere artistiche; e spero che la mia penna d’oca, coll’aiuto delle loro penne di cappone, riuscirà a far qualcosa.
Ecco schietta e netta l’impressione che mi fece San Pietro.