“E cosa volete che gli dicano?”
C’era da perdere la pazienza; mi ripugnava quasi di credere a tanta ignoranza.
In una via remota di Roma, poco dopo l’entrata dell’esercito, si vide un vecchietto che all’aria, doveva aver avuto una tal paura delle cannonate da perdere il lume della ragione. Alla paura delle cannonate gli era poi sottentrata la paura delle dimostrazioni. Passavano alcuni giovani cantando e sventolando bandiere. Non avendo più tempo di fuggire, credette di dover far l’Italiano per non essere accoppato. Cominciò collo sforzarsi a sorridere, e poi, raccolto tutto il suo coraggio, gridò con una voce da moribondo: — Accidenti ai preti!
Le bricconate fatte per viltà sono più rivoltanti di quelle fatte di proposito. Uno dei giovani del drappello lesse nel viso al vecchio e gli disse con piglio severo: “Per essere Italiano non c’è mica bisogno di dir delle insolenze ai preti, sapete!”
Il vecchio rimase attonito.
“Non ce n’è proprio bisogno,” soggiunse il giovane allontanandosi e continuando a guardarlo. Il povero Italiano fallito non profferì più parola. Anche a lui, certo, era stato dato a credere il viendront-ils degli zuavi.
Un oste, all’apparir dei soldati, s’affrettava a nascondere certi palloncini da luminaria su cui era scritto: W. Pio IX. Un ufficiale lo sorprese, e gli disse:
“Lasciate quella roba dove si trova.”
“Ma io....”
“Lasciatela.”