— La cosa è chiara! L’elenco no’ ce piace! Non volemo liberali del momento, non volemo liberali di occasione....
Applausi fragorosi.
— Volemo gente provata, patrioti schietti, che ce se veda chiaro nella vita loro!
Applausi fragorosi.
E la voce con nuovo e più formidabile sforzo: — Non volemo mercanti de campagna!
Terza salva d’applausi.
— Va’ a parlar tu! — Va’ sul pulpito! — Fa’ valere le nostre ragioni! — Va’! — Presto! — Su!
Il fortunato oratore, sollecitato e spinto da tutte le parti, chiamato dal Montecchi, eccitato dalle grida della gente lontana, si apre un varco tra la folla e si slancia verso la tribuna. Sbalzato da un suo spintone cinque o sei passi indietro, mi trovo in una corrente che move verso l’uscita, mi ci abbandono, e in pochi minuti, pésto, sudante e spossato, mi trovo fuori del Colosseo.
Ecco tutto quello ch’io vidi.
Stetti un momento là incerto tra il tornar dentro e l’andarmene, e poi presi un partito fra i due; salii sur un rialzo del terreno accanto all’arco di Costantino, e come soleva dirmi il mio amico Arbib, mi misi a fare della poesia inutile, guardando il Colosseo. — Le solite grida — pensavo — la solita confusione, la commedia solita delle radunanze popolari; ma che importa quello che vi si faccia e quello che vi si concluda? Sono grida di libertà, e basta perchè a sentirle di qui e a sentirle uscire dal Colosseo, mi déstino nell’anima una gioia nuova, ineffabile, superiore a tutte le gioie che mi sian mai venute finora dall’amor di patria. — Viva il Re — viva la libertà — viva l’esercito — ....nel Colosseo! In questo campo! In mezzo a questi archi!