Non parlo del pubblico; nel cortile, sotto il portico, sulla loggia, per tutto c’era gente. Sotto il padiglione un gruppo di personaggi illustri, che nessuno, davanti a quello stupendo spettacolo di bambini, aveva tempo di guardare. I premiandi, seduti a sinistra del padiglione, si conoscevano dal viso; dal viso pure i parenti, ch’erano dal lato opposto. E fra gli uni e gli altri era un cercarsi cogli occhi, un accennarsi, un sorridere, e ad ogni ordine od atto del sindaco, o di chi altri, che annunziasse l’avvicinarsi dell’ora fissata, uno scambio più vivo di sguardi, come per farsi coraggio a vicenda, e dirsi l’un l’altro: — Ci siamo! — Beati istanti, davvero; e commovente la vista di quei parenti, gente d’ogni ceto, ricchi e poveri, affratellati in un sentimento di letizia comune.

Uno scoppio fragoroso d’applausi annunziò che la funzione stava per cominciare: erano migliaia di bambini che salutavano il sindaco, mentre passava a veder se ogni cosa era in pronto.

La banda della guardia nazionale suonò una sinfonia.

Finita la sinfonia, tutti tacquero, e il sindaco Peruzzi, salito sul palco del padiglione, pronunciò ad alta voce il seguente

DISCORSO.

«Nel contemplare, o signori, lo spettacolo di questo vasto recinto, ove attorno a migliaia di giovanetti stanno migliaia di cittadini, niuno vi ha che non senta come sia veramente popolare questa festa dell’adolescenza e della fanciullezza. Nè ciò farà meraviglia a chi voglia considerare come in tutti i tempi sieno state popolari le feste meglio rispondenti ai bisogni, agli affetti, ai desiderii dei popoli. I popoli, pei quali era condizione di esistenza vincere gli altri in forza ed in destrezza, traevano affollati e festanti ad incoronare i vincitori nelle lotte e nei giuochi dell’ippodromo e del circo.

»Oggi invece che i popoli tanto più valgono quanto più sanno, oggi che le sorti della patria sono affidate ad istituzioni feconde soltanto se adoperate con saggezza e virtù, oggi che per provvedere alle necessità dell’avvenire è mestieri svolgere con intelligente operosità gli elementi di ricchezza del paese, oggi le nostre speranze stanno tutte nella generazione che si avanza incalzante sui nostri passi, perlochè universale è il desiderio, universale il proposito che essa sia apparecchiata a fecondare i germi sparsi arditamente da pochi della impreparata generazione cui noi apparteniamo.

»Per questo sono qui convenuti magistrati e cittadini a dimostrare agli insegnanti in qual pregio si abbiano le benefiche loro fatiche, ai discepoli quanto sia rispetto ad essi la pubblica aspettazione; per questo non lamentano i contribuenti le maggiori spese del Comune per migliorare le scuole ed accrescerle; per questo mai ci fa difetto l’aiuto largo, volenteroso, efficace di signore e di cittadini, sia per vigilar le scuole, sia per presiedere agli esami ed ai concorsi, sia per istudiar provvedimenti e riforme; per questo cresce rapidamente il numero degli alunni, i quali nelle scuole elementari sono in quest’anno 2212 più che nel precedente; nè bastano le scuole ad accogliere quanti vorrebbero esservi ammessi, sebbene alle 138 classi che si avevano nello scorso anno ne sieno state aggiunte 25, e da 180 sia salito a 211 il numero degli insegnanti. E se malgrado il numero maggiore degli scolari è minore in quest’anno il numero dei premi, non ne traggano argomento di sconforto nè i maestri nè i discepoli; serva anzi ad essi d’incitamento questo che è segno ed effetto della importanza sempre maggiore attribuita al buono e rigido governo della pubblica istruzione.

»Nell’ordinamento della quale molto ancora rimane da riformare e da fare per isfuggire il pericolo di ricoprir talvolta sol con orpello la nudità dell’ignoranza, e perchè in un col numero degli scolari cresca quello degli studiosi intenti ad arricchire di sana coltura la mente ed il cuore, a temperare fortemente il carattere, ad acquistare la consuetudine dello studio e del lavoro.

»Nel dare oggi questi premi fatti più pregievoli dalla severa parsimonia adoperata nel conferirli, io m’indirizzo con pari effusione a tutti voi, o egregi e benemeriti insegnanti, o cari giovanetti: agli insegnanti con sentiti ringraziamenti, ai premiati perchè non si lascino addormentare dalla lode, agli altri perchè non sieno vinti dallo scoramento e dall’invidia; perchè incitamento alla virtù e allo studio sia a tutti il premio, agli uni per la soddisfazione di averlo conseguito, agli altri per il dolore di non averlo, per la brama di meritarlo nell’avvenire.