A questo punto, un silenzio che ci fece male. Le poverette domandavano l’elemosina, cercavan fra le immondizie delle vie qualche cosa da rivendere, e soventi da mangiare, e la notte pel modico prezzo d’un penny venivano tutte tre in questo solaio immondo a riposare un momento sopra un orrendo canile, quasi alla mercè dei malandrini, dei ladri, dei vagabondi della peggiore specie. Ci ritirammo col cuore straziato, lasciando alcune monete a quelle infelici ragazze che ci ringraziavano piangendo.

Le poverette abbandonate in Flower and Dean-Street.

Le poverette abbandonate in Flower and Dean-Street.

Queste catapecchie diroccate, dove i mendicanti vanno ad alloggiare in tal modo la notte, non sono sotto la sorveglianza della polizia, not under our supervision, mi diceva l’ispettore Price, ed il rispetto per la libertà individuale è tale in Inghilterra, che la polizia non vi penetra d’ordinario che con discrezione. In queste spaventose soffitte succedono molte cose degne di compassione e di pietà, e si racconta che in una di queste luride soffitte, dove i mendicanti e le ragazze abbandonate vanno a passare la notte, un povero diavolo morto di fame sopra un mucchio di cenci, dove s’era addormentato per terra, fu mezzo divorato dai sorci e dai cani. Il confronto è adunque in favore delle case che noi avevamo prima visitato. In queste infatti regna, come si vide, un certo ordine; la polizia, autorizzandole, se ne riserva l’ispezione, e le regole dell’igiene vi sono osservate, almeno fino ad un certo punto. La ventilazione vi è praticata, vi si accende del fuoco; nei dormitoi non può coricarsi che un certo numero di persone, i letti sono numerizzati, separati, ed i sessi distinti. Ma i solai, le soffitte riservate ai vagabondi, ai derelitti, ai disperati, destitute and desolate persons (così li indica la polizia inglese), come stringono il cuore a vederli, e come noi uscimmo col cuore straziato dalla soffitta dove Mary e le sue compagne passavano la notte!....

Erano le tre del mattino quando noi lasciammo questo luogo. Alla stazione di polizia dove ci condusse quindi il signor Price era la prigione dove si rinchiudono gli ubbriachi ed i lottatori raccolti sulla pubblica via. Ci furono aperte alcune di queste prigioni. Nell’una erano ammucchiati uomini che digerivano tranquillamente il loro vino, o che fasciavansi le recenti ferite. Alcuni tentarono reclamare contro la loro detenzione, vedendo l’ispettore Price, cui riconobbero attraverso i fumi bacchici, ma prudentemente fu chiusa la porta sul naso ai reclamanti. In un’altra pri gione erano chiuse le donne, meno pacifiche degli uomini, e che si abbandonavano ad un cicaleccio sfrenato: è vero che aveano per iscusa le recenti libazioni. In un terzo recesso lo spettacolo era orribile: una donna, rinchiusa sola, perchè in preda ad un vero accesso di delirium tremens, coi capelli sciolti e sparsi sulle spalle, l’occhio torvo, la faccia insanguinata per le graffiature fatte colle proprie unghie nei momenti di furore, presentava la immagine di un’arpia. Quando intese che era arrivato il signor Price:

«Io voglio uscire, signor ispettore, gridava essa; io voglio andarmene, voglio tornare a casa mia; mio marito ed i miei figli mi aspettano!»

Il cuore di donna e di madre risvegliavasi nell’ubbriacona.

«Apritemi, voglio ritornare a casa!....»

E poi, passando dal furore alla mansuetudine:

«E via, mio caro signor Price, mio buon amico, my good friend, diceva, mettetemi in libertà; vi prometto d’essere buona.»