Un terzetto di dormienti.
Un terzetto di dormienti.
«Trasportate in questi quartieri, dice più lungi il signor Leone Faucher, una colonia di Olandesi che lava e pulisce da mane a sera, tanto amante dell’ordine e della pulitezza quanto questi strani abitanti lo sono del disordine ignobile che sembra essere il loro elemento, e non avrete ancora fatto nulla. Questi quartieri si potrebbero paragonare ad una di quelle città del medio evo, che i governi circondavano di mura per proteggerle contro il nemico esterno, ma che per incuria, nella loro ingenua ignoranza, abbandonavano all’azione mortifera delle epidemie. Le ultime case della città nascondono a guisa di bastioni le vie di White Chapel, dove non si penetra che attraverso gallerie tortuose praticate sotto le vôlte o tra i muri umidi dei cortili: è una città intiera riservata esclusivamente ai pedoni. Dopo che la febbre ebbe decimato la popolazione, si decise la costruzione di smaltitoi nelle vie principali, e quali vie! ma il trasporto delle immondizie non si fa ancora che una volta la settimana; per sette giorni le si ammucchiano sulla pubblica via, che di tal modo si copre d’uno strato permanente di letame.»
Quattro policemen in funzione.
Quattro policemen in funzione.
Da queste poche righe, prese a caso negli Studii sopra l’Inghilterra, si rileva che il quadro da noi fatto dell’aspetto dei quartieri poveri non è punto esagerato. Leone Faucher è certamente un testimonio degno di fede, economista prima di essere letterato, ed uno di quelli che non scrivono pel piacere di commuovere il lettore per mezzo di situazioni drammatiche, oppure con frasi sonore e periodi rimbombanti.
Passiamo ora ad un altro osservatore non meno esatto, non meno coscienzioso, e che col suo pennello sempre vero ci dipingerà gli abitanti di queste topaie orribili, di questi strani e tenebrosi recessi.
Chiunque visitò attentamente i quartieri popolosi e caratteristici della città di Londra, dice Esquiros nell’ Inghilterra e la vita inglese, dovette incontrare queste parole scritte a mano o stampate sopra un cartello: «Buoni letti,—acqua calda in abbondanza,—gas tutta la notte.» La casa che porta questo cartello non si distingue punto, a dir vero, dalle altre case vicine, se non per un carattere proprio di tristezza e di sporcizia. Qualche volta però la si riconosce ad un altro distintivo: le finestre, molto basse, hanno più carta che vetri. È un principio ammesso fra la gente di questi stabilimenti, che le finestre sono fatte non per lasciar passare la luce, ma per intercettare il freddo.
«..... Accompagnato da un policemen, sono entrato in parecchi di questi stabilimenti ed a diverse ore del giorno o della notte. La più orrenda casa ch’io abbia visitata è in Fox-Court Gray’s inn-Lane; essa non è abitata che da prostitute e da ladri. La prima volta che io feci appello alla compiacenza del policemen che era di servizio in questo quartiere, ci fu interdetto di passare la soglia di questo alloggio, perchè i pensionanti non erano alzati: erano le undici del mattino e regnava una folta nebbia. La mia guida mi disse che se quest’ultima circostanza fosse stata conosciuta dai dormienti, li avrebbe certamente attirati nella via, giacchè era una bella occasione per darsi alla loro industria.
«.... Questi alloggi di viaggiatori (è una parola decente) presentano un carattere lontano da ogni ordine e nettezza. Ve n’ha taluni dove regna il rumore e la confusione, e una sporcizia impossibile a descriversi; dove muri lividi e cadenti nascondono assai male certe faccie più livide ancora delle muraglie; dove si soffoca l’estate e si gela l’inverno. Un viaggiatore racconta aver dormito, alcuni anni sono, non lungi da Drury Lane, in una camera, il cui soffitto era di ardesie, che corrose dai colpi di vento lasciavano vedere il cielo e contare le stelle.