Prima d'esaminare la poesia del Déroulède, convien vedere come sia nata; ossia conoscere la parte che prese il poeta nella guerra del 1870: parte piena d'avventure così singolari, che meriterebbero d'essere raccontate se anche si riferissero a un soldato sconosciuto, invece che a uno dei più simpatici tra i giovani poeti della Francia.

Prima del 1870, il Déroulède era studente di legge, e studiava poco: il mal dei versi lo cominciava a tormentare. Una delle sue prime poesie fu una risposta vivace allo zio Emilio Augier, il quale aveva detto in famiglia: — Vedete Paolo! Egli non fa nulla sotto il pretesto che un giorno farà il poeta. — Per l'appunto — rispondeva il Déroulède in alessandrini; — per fare il poeta un giorno ho bisogno di vivere adesso. Non è ancora il tempo di giudicarmi. Lasciate maturare la messe; — piccolo sfogo d'alterezza giovanile che egli si guarderebbe bene dal fare ora che la messe è matura. Nel 1869 scrisse un dramma in un atto, che passò inosservato, ed empì qualche quaderno di poesie; ma non fece nulla di notevole. Cercava ancora se stesso, come suol dirsi; ma si cercava con una tale impazienza, che non si trovava. Era un giovanotto di alta statura, secco, svelto, irrequieto, che sentiva intensamente la vita; pieno di grandi speranze confuse, che gli mettevano il sangue in ribollimento, e lo tenevano come in uno stato d'ebbrezza continua; una di quelle nature esuberanti d'artista, a cui la vita del pensiero non basta; che han bisogno di sfogare nell'azione l'eccesso delle loro forze giovanili, prima d'entrare nell'arte. Agiato com'era di fortuna, egli avrebbe forse corso la cavallina, come molti altri giovani, per parecchi anni, se gli fosse mancata l'occasione di agire; ma l'occasione venne, e non poteva essere nè più grande nè più terribile. Scoppiata appena la guerra, piantò codici e versi, ed entrò nel Corpo delle guardie mobili di Belleville, in cui fu nominato ufficiale. Le sue speranze, però, furono deluse. I tedeschi s'avanzavano in Francia, le battaglie succedevano alle battaglie, e le guardie mobili non si movevano. Ed egli voleva battersi. Perciò rinunziò al grado, s'arrolò negli zuavi, fu destinato al 3º reggimento che faceva parte del Corpo d'esercito del maresciallo Mac-Mahon, lo raggiunse sollecitamente, e fu ancora in tempo a pigliar parte, come semplice soldato, nei due combattimenti di Mouzon e di Bazeille, da cui uscì sano e salvo, col buco d'una palla nei calzoni. Intanto un suo fratello minore, Andrea, di diciassett'anni, che studiava a Parigi, — giovanetto d'indole dolce e d'aspetto gentile, ma tutto ardente d'amor di patria, — si decideva a seguire l'esempio di lui. Si presentava un giorno a sua madre e le diceva di volersi arrolare negli zuavi per andarsi a battere col fratello. Per quanto fosse forte e coraggiosa, sua madre cercò sulle prime di dissuaderlo: era troppo ragazzo, non era abbastanza robusto da reggere alle fatiche, la famiglia aveva già dato un soldato alla Francia. Ma egli insistè, e la madre si arrese; e siccome non c'erano più vestimenta da zuavo nei magazzini militari di Parigi, lo accompagnò lei stessa al gran mercato del Temple, dove, a furia di cercare, raccattando qui una papalina, là una ghetta, fra tutti e due misero insieme il così detto «equipaggiamento», e il giovane potè partire vestito ed armato.

Sua madre l'accompagnò fino al campo.

Qui attinse l'ispirazione Paolo Déroulède per quella mirabile poesia intitolata Le Turco, che comincia con le strofe seguenti:

C'était un enfant, dix-sept ans à peine,

De beaux cheveux blonds et de grands yeux bleus.

De joie et d'amour sa vie était pleine,

Il ne connaissait le mal ni la haine;

Bien aimé de tous, et partout heureux.

C'était un enfant, dix-sept ans à peine,