Un'altra cosa da vedersi, a Madrid, sono i combattimenti dei Galli.

Lessi un giorno nella Correspondencia, il seguente avviso:—«En la funcion que se celebrarà mañana en el circo de Gallos de Recoletos, habrà, entre otras, dos peleas (combattimenti), en las que figurarán gallos de los conocidos aficionados Francisco Calderon y Don Josè Diez, por lo que se espera serà muy animada la diversion.» Lo spettacolo cominciava a mezzogiorno: ci andai. Fui colpito dalla originalità e dalla leggiadria del teatro. Sembra un chiosco da collinetta di giardino; ma è vasto tanto da contenere poco meno di un migliaio di persone. La forma è perfettamente cilindrica. Nel mezzo sorge una specie di palco circolare, alto poco più di tre palmi, coperto d'un tappeto verde, e aggirato da una ringhiera dell'altezza di quelle dei terrazzini: è il campo di battaglia dei galli. Tra ferro e ferro della ringhiera si stende una sottilissima rete di fili metallici, che preclude lo scampo ai combattenti. Intorno a questa specie di gabbia, il piano della quale è grande quanto una gran tavola da pranzo, ricorre un cerchio di poltrone, e dietro a questo, un po' più alto, un secondo; le une e le altre rivestite di panno rosso. Su parecchie delle prime è scritto a lettere di scatola:—PresidenteSecretario—ed altri titoli di personaggi che compongono il tribunale dello spettacolo. Al di là delle poltrone s'alza come una gradinata di banchi, fino alla parete, nella quale s'apre una galleria sostenuta da dieci sottili colonne. La luce viene dall'alto. Il rosso vivo delle poltrone, i fiori dipinti sui muri, le colonne, la luce, l'aria, in una parola, del teatro, ha un non so che di nuovo e di pittoresco, che piace e rallegra. A prima vista, pare che in quel luogo si debba piuttosto sentire una musica festiva e gentile che assistere ad una lotta di bestie.

Quando entrai, v'era già un centinaio di persone.—O che gente è questa?—mi domandai. E veramente il pubblico del circo dei Galli non rassomiglia a quello di nessun altro teatro; è una mescolanza sui generis che si vede soltanto a Madrid. Non c'è donne, non ragazzi, non soldati, non operai, poichè è giorno di lavoro e un'ora incomoda; e nondimeno vi si nota una maggior varietà di aspetti, di vestiti e di atteggiamenti che in qualunque altro ritrovo popolare. È tutta gente che non ha che fare lungo la giornata: commedianti coi capelli lunghi e lo staio spelato; toreros,—c'era Calderon, il famoso picador,—colla loro ciarpa rossa intorno alla vita; studenti colle traccie sul viso della notte passata al gioco; negozianti di galli, giovanotti eleganti, vecchi signori aficionados vestiti di nero, con guanti neri e cravattone. Questi intorno alla gabbia. Più in là, rari nantes, qualche inglese, qualche bighellone, di quei che si vedon per tutto, i servitori del circo, una donna di mala vita, una guardia civile. Tranne i forestieri e la guardia, gli altri,—signori, toreros, negozianti, commedianti,—si conoscon tutti, e parlan tutti tra loro, a una voce sola, della qualità dei galli annunziati dal programma dello spettacolo, delle scommesse del giorno innanzi, degli accidenti delle lotte, di zampe, di penne, di sproni, di ali, di becchi, di ferite, ostentando la ricchissima terminologia dell'arte, e citando regole, esempi, galli dei tempi andati, e lotte e vincite e perdite famose.

Lo spettacolo cominciò all'ora fissata. Si presentò un uomo in mezzo al circo con un foglio in mano e cominciò a leggere; tutti tacquero. Lesse una serie di numeri che indicavano il peso delle varie coppie di galli che dovevan combattere, poichè, coppia per coppia, non possono pesare l'un più dell'altro di là d'una misura determinata del codice gallistico. Ricominciaron le chiacchiere, poi ricessarono a un tratto. Un altr'uomo con due cassette tra le braccia venne innanzi; aperse uno sportello della ringhiera, salì sul palco, e attaccò le due cassette ai due capi d'una bilancia pendente dal soffitto. Due testimoni s'accertarono che il peso era quasi eguale dalle due parti, tutti sedettero, il presidente si mise al suo posto, il segretario gridò:—Silencio!—, il pesatore e un altro servitore presero una cassetta ciascuno, e sporgendola dai due opposti sportelli della ringhiera, l'apersero tutti e due insieme. I galli uscirono, gli sportelli si richiusero, gli spettatori serbarono per qualche momento un silenzio profondo.

Eran due galli andalusi di razza inglese per servirmi della curiosa definizione datami da uno spettatore, alti, smilzi, diritti come fusi, con un lungo collo mobilissimo, completamente spennati nelle parti posteriori, e dal petto in su; senza cresta, la testa piccina, e un par d'occhi che rivelavano l'indole battagliera. Gli spettatori li osservarono attentamente senza profferire parola. Gli aficionados, in quei pochi istanti, giudicano dai colori, dalle forme, dai movimenti dei due animali quale sarà probabilmente il vincitore; poi propongono le scommesse. È un giudizio, come ognun può comprendere, molto incerto; ma è l'incertezza che dà vita al gioco. A un tratto, il silenzio è rotto da uno scoppio di grida.

Un duro (uno scudo) por el derecho!Un duro por el izquierdo! (il sinistro)—Va!Tres duros por el negro!Quatro duros por el pardo! (il grigio)—Una onza (ottanta lire) por el chico!Va!Va por el negro!Va por el pardo!

Tutti urlano, agitano le mani, si accennano l'un l'altro col bastone, le scommesse s'incrociano in tutti i sensi; in pochi momenti v'è un migliaio di lire in gioco.

I due galli, da principio, non si guardano. Uno volto da una parte, l'altro dall'altra, cantano, allungando il collo verso gli spettatori, come se domandassero:—Che cosa volete?—A poco a poco, senza far segno di essersi visti, s'avvicinano; pare che l'uno voglia pigliar l'altro di sorpresa. All'improvviso, colla rapidità del lampo, spiccano un salto coll'ali aperte, s'urtan nell'aria, e ricadono, spandendo intorno un nuvolo di penne. Dopo il primo urto, si fermano, e si piantano l'uno dinanzi all'altro, col collo teso e i becchi che quasi si toccano, guardandosi fissi, immobili, come se volessero avvelenarsi cogli occhi. Poi di nuovo s'avventano l'un contro l'altro con una grande violenza, dopo di che gli assalti si succedono senza interruzione. Si feriscono a zampate, a spronate, a colpi di becco; si stringono coll'ali in modo che paiono un gallo solo con due teste; si caccian l'un sotto il ventre dell'altro, si sbattono contro i ferri della ringhiera, si inseguono, cadono, strisciano, svolazzano; e via via i colpi si fan più fitti, volan via le piume della testa, i colli diventan color di fuoco, e metton sangue. Poi prendono a punzecchiarsi nel capo, intorno agli occhi, negli occhi, si scarnificano colla furia di due forsennati che abbian paura d'esser divisi; par che sappiano che uno dei due deve morire; non mettono una voce, non un gemito; non si sente che lo strepito delle ali agitate, delle penne che si rompono, dei becchi che picchian nell'ossa; e non un istante di tregua; è un furore che va dritto alla morte.

Gli spettatori seguon coll'occhio intento tutte le mosse, contan le penne divelte, numerano le ferite; e il gridìo si fa sempre più concitato, e le scommesse più forti:—Cinco duros por el chico! (il piccolo)—Ocho duros por el pardo!Veinte duros por el negro!Va!Va!