“Ah! scusi; su questo punto non la cedo; l'Andalusia, per citarle una sola provincia, è un paradiso; Siviglia, Cadice, Granata, sono stupende città.”

“Come?... E a lei piacciono le case di Siviglia e di Cadice, che a passare rasente i muri un povero diavolo s'imbianca dalla testa ai piedi? Le piacciono quelle strade che dopo un buon pranzo si stenta a passarci? E trova belle le donne andaluse, con quegli occhi da spiritate? Andiamo, lei è troppo indulgente, non è un popolo serio. Hanno chiamato Don Amedeo, e ora non lo voglion più; gli è perchè sono indegni d'esser governati da un uomo civilizzato!” (testuale).

“Ma non trova dunque nulla di buono in Spagna?”

“Nulla.”

“Ma perchè ci sta?”

“Ci sto.... perchè ci mangio.”

“È qualche cosa.”

“Ma come ci mangio? Come un cane! chi non sa cos'è la cucina spagnuola!”

“Ma scusi: invece di mangiare come un cane in Spagna perchè non va a mangiare come un uomo in Italia?”

Qui il povero artista si trovò un po' impacciato; ed io per levarlo d'impaccio gli offersi un sigaro, che accettò ed accese senza far parola. E non fu il solo italiano in Spagna, che mi parlasse in quei termini del paese e degli abitanti, negando persino la serenità del cielo e la grazia delle andaluse. Io non so che gusto ci sia a viaggiare in quella maniera, col cuore chiuso ad ogni sentimento benevolo, e continuamente intesi a censurare e a vilipendere, come se ogni cosa buona e bella che si trova in un paese straniero, fosse stata rubata al nostro, e noi non ci potessimo vantare di valer qualcosa se non colla condizione che tutti gli altri non valgano nulla. La gente che viaggia con siffatta disposizione d'animo, mi fa più che stizza, pietà, perchè si priva volontariamente di molti piaceri e di molti conforti. Così mi pare almeno a giudicar gli altri da me, poichè dovunque io vada, il primo sentimento che m'inspiran le cose e la gente è un sentimento di simpatia; un desiderio di non trovar nulla che mi costringa a censurare; un bisogno di abbellire ai miei stessi occhi le cose belle, di nascondermi le spiacevoli, di scusare i difetti, di poter dire schiettamente a me stesso ed agli altri che sono contento di tutti e di tutto. E per raggiunger questo fine non ho da fare alcun sforzo; ogni cosa mi si presenta quasi spontaneamente sotto il suo aspetto più gradevole; e la mia immaginazione colora benignamente gli altri aspetti di un leggero color di rosa. So bene che in codesto modo non si studia un paese, non si scrivon Saggi critici, nè si acquista la fama d'uomini profondi; ma so che si viaggia coll'anima serena, e che i viaggi fanno un pro che non si può dire.