Carpone nell’erba molle, colla fronte ardente tuffata nelle foglie stillanti rugiada, coi grilli che trillano vicinissimi e le lucciole che mi danzano sul capo, pianto gli occhi su quelle muraglie, seguito le striscie di luce che passano dietro i vetri, che penetrano fra le assicelle delle persiane, raccolgo avidamente ogni lieve rumor di passo, ogni soffio percettibile di voce, ogni strepito indeciso, ogni brivido di vita, che trapelando fra le salde pareti, pervenga fino a me: È là... a pochi passi, potrebbe udir la mia voce!... Fermo nella strozza un grido che proromperebbe violentissimo, e m’arriva al petto uno stringimento nervoso, amaro come un singulto...


(8º)

Stassera ho dovuto tornare indietro... a quest’ora sarei nel giardino, ne vedrei l’ombra sulle tende bianche della finestra e ne udrei forse come ieri sera, per un momento, la voce; se stassera mi fossi abbandonato al primo slancio mi sarei senza dubbio perduto.

Or dunque Miniuti s’allontana ogni tanto dalla sua villa?

Vedendo due lumi brillare nell’oscurità della strada, apparire e sparire fra gli alberi, indovinai ch’era la sua vettura.

Tornava, ne son certo, da Torino, come la prima volta che l’ho incontrato in Piazza Napoleone.

Saltai nel campo per non essere scoperto, e lo vidi passare, col domestico a cassetta, che guidava.