(Pezzenti, pag. 74).

Ma più spesso pecca per economia. Ecco due endecasillabi dei Pezzenti, che chieggono invano l'elemosina d'una sillaba:

Eran d'ossa e carne viva... Oh padre (pag. 144);

Del fior de' miei dì. Coraggio adunque (pag. 76).

E finiamola con la metrica; poichè lo zoppicare della Musa cavallottèa parmi ad esuberanza mostrato. Ma le magagne di quella sciagurata non son tutte prosodiache: ella ha sulla coscienza anche de' peccati grammaticali. Inorridite:

Mentre qui siam seicento che hanno appena

Le scarpe indosso... (Pezzenti, pag. 136).

In questi due versi ci è due osservazioni da fare, delle quali la prima fa piangere e la seconda fa ridere. La prima è un'ingiuria alla grammatica, non pure italiana, ma di qualunque umano linguaggio: Noi siamo seicento che hanno; la seconda è un'ingiuria al senso comune: noi hanno appena le scarpe indosso.

Tanto valeva allora buttar via anche quelle, poichè come avrebbero potuto le scarpe giovare al dosso? Poi vi sono le città che si ripetono l'una coll'altra il grido (Poesie, pag. 145); anche c'è:

Ma d'ieri la rivincita, voi, prode,