Migliori delle nostre... (Pezzenti, pag. 97.)
Or che ci attenderemmo noi da una pettegola che pecca contro le più elementari norme del galateo metrico e grammaticale? Ella è sboccata e cenciosa, è sciatta e sgraziata nel parlare e nel gesto. L'improprietà del suo linguaggio e la goffaggine del suo stile muovono al riso. Crollate il capo in atto di contradizione, o dolce Parlagreco? Ebbene, ascoltate:
Egli negò procombere fra l'armi e il cozzo orrendo
(Poesie, pag. 140).
Ascoltate ancora:
E sbatte imposte, (il vento) arbusti schianta, e arene
E frane e fronde sibilando aggira (Poesie, pag. 156).
Che cosa dice il signor Parlagreco di questo vento che aggira non pur le arene e le fronde, ma e le frane? E che cosa dice dello stormir del vento che trovasi a pag. 166 delle Poesie? E vuole egli del barocco? Apra, a sua scelta, un qualunque volume del maestro, e legga. Io per me rinunzio ad enumerare gli errori d'una puttanella che pecca cento volte il giorno.
Mi bastava mostrare che puttanella è: anche bastavami porre in chiaro questo fatto, che il deputato Cavallotti, non che l'attitudine organica alla lirica, ma non ha nè meno quel povero substrato metrico e grammaticale, che è pur necessario a voler mettere insieme de' versi. Egli si trova nelle medesime condizioni di Giacinto Stiavelli, il quale, da che io lo conosco, è travagliato da un dubbio feroce: se poeta sia una parola bisillaba o trisillaba.
— Diavolo! se la fai bisillaba, si pronunzia peta — gli diss'io una volta. Ed egli a me: