Je vous aurais aimé si vous m'aviez aimée.
Il duca non ha tempo di più aprir bocca. Egli tenta di parlare; ma Zabeth lo interrompe:
— Oramai — ella dice — non v'ha più speranza che nella morte. — E si reca alla lingua un anello avvelenato che aveva una notte tolto di dito al duca. E, cadendo, esclama:
Adieu. Je prends mon vol, triste oiseau des forêts.
Personne ne m'aima. Je meurs.
E Gallus, buttandosi alle ginocchia della morente, urla:
— Je t'adorais.
Così termina il libro drammatico. Del lirico è, non che difficile, impossibile rendere una qualunque imagine. Come si fa a fotografare un volo precipitoso di falchetti e di aquile? I componimenti raccolti sotto questo titolo vanno dal '54 al '70; e probabilmente molti che non recano data sono posteriori. Chi ha seguito l'evoluzione dello spirito di Victor Hugo dalla prima entrata nella terra dell'esilio sino a questi ultimi anni può, presso a poco, meglio che non per una infelice esposizione, argomentare del contenuto e della forma di questa lirica. Se nel libro satirico non v'ha, come s'è potuto vedere, una stretta coerenza delle singole parti, nel libro lirico si può dire non sia nesso di sorta fra le parti. Non è un edificio, è una selvaggia selva d'alberi d'ogni clima e d'ogni specie: i licheni di Guernesey accanto agli aloè di Marsiglia e di Nizza, i cactus accanto ai cardi, le quercie inerpicate dai fichi d'India. È un ondeggiare ampio e sonoro di fogliame, un soffio impetuoso di mille bocche, tutta quanta l'immensa orchestra del romanticismo evocata dal sepolcro per l'ultima sonata. Ecco del preludio:
Jersey dort dans les flots, ces éternels grandeurs,
Et dans sa petitesse elle a les deux grandeurs,