Terre, souris enfin à l'homme audacieux,

Et sois l'éden, après avoir été le bagne,

O globe emporté dans les cieux.

È chiaro che siamo all'epopea.

La statua di bronzo stava ritta all'ombra, in mezzo al sonno di Parigi. Calma, la spada al fianco, in dosso l'arnese dei cavalieri feudali, se ne stava là, dritta, in armatura di battaglia, tenendo le redini nere nel guanto nero. D'un tratto, il cavaliere girò le redini e il cavallo la testa. I muscoli di bronzo mostruosi fremettero, la schiena tremò, il piede sempre levato che lascia crescer l'erba tra le fessure del pavimento si abbassò, l'altro fisso nell'architrave si alzò; il colosso chinò la grave fronte; il cavallo si fe' presso all'orlo del piedestallo; il cavaliere discese dallo zoccolo, e camminò a passi lenti. In mezzo a una grande piazza dalle arcate di pietra, sotto l'ondeggiare d'un fitto fogliame, s'intravedeva un fantasma bianco: era un cavaliero di marmo. Disse Enrico IV a Luigi XIII:

— Vieni a vedere se tuo figlio sia ancora al suo posto.

Il re marmoreo discese dal piedestallo, e le due statue s'avviarono con un fragore terribile, tra il sonno di Parigi, a un'altra piazza, in mezzo alla quale sorgeva un altro uomo immobile.

Cet homme n'était pas un homme, mais un dieu.

Era Luigi XIV. L'uomo di bronzo disse:

— Louis, quatorzième du nom,