Il soggiorno di cinque anni in Losanna riuscì però assai favorevole allo spiegamento del suo intelletto. Le immense letture da lui fatte e intorno alle quali egli avea preso per divisa: Mai non dobbiam leggere, se non se per aiutarci a pensare[9] gli porsero i materiali di quella dottrina che con tanta sagacità e con tanto splendore egli seppe svolgere ed applicare in appresso. Con tutto ciò la calma dello studio non lo pose interamente al riparo delle perturbazioni della giovanezza. Egli vide a Losanna, ed amò la damigella Curchod, poscia Mad. Necker, ragguardevole pei fregi della persona, del cuore e dell'ingegno. Quest'amore fu quale provare il dovea un garzone d'onorati sensi per una virtuosa donzella, ed egli si rallegrava al sol pensarvi, fin nei suoi anni più tardi. Amendue inclinavano a tal nodo, ma il padre di Gibbon richiamollo in Inghilterra, e questi, sono le sue stesse parole, sospirò come amante, ma obbedì come figlio[10]. Ei la rivide a Parigi nel 1763, sposa del celebre Necker, e ritrovò appresso lei, in tutti i tempi della sua vita, quella dolce intrinsichezza, conseguenza di un tenero ed onesto sentimento, cui la necessità e la ragione hanno potuto vincere, senza che di parte o d'altra vi fosse campo a rimproveri o ad amarezze.
Lo studio aveva sparso di fiori a Gibbon il soggiorno di Losanna: la sua immaginazione languiva in seno alle grandi città; la placid'aria de' campi la ravvivava. Di ritorno in Londra, ei non ricercò che nello studio i suoi piaceri. Tre anni dopo il suo ritorno in Inghilterra, pubblicò in francese il Saggio sullo studio della Letteratura, opera lodevolmente scritta, e piena di eccellente critica: poco letta in Inghilterra, essa piacque in Francia moltissimo[11].
Deliberato di dedicar la sua penna all'istoria, Gibbon ondeggiava fra diverse epoche, tutte egualmente importanti, quando un viaggio da lui fatto in Italia lo trasse in un subito dalla sua irresoluzione. «Egli è a Roma», esso dice, «che ragionando co' miei pensieri, seduto sulle rovine del Campidoglio, mentre i frati cantavano vespro nel tempio di Giove, l'idea di delineare il declino e l'occaso di questa città venne per la prima volta ad occupar la mia mente»[12].
Critico giudizioso e profondo, Gibbon passa a rassegna tutti i fatti, e supera tutti gl'inciampi. L'Istoria della decadenza e rovina dell'Impero di Roma valse a Gibbon gli elogj di Hume[13] e di Robertson, e gli assegnò non l'ultimo posto nel triumvirato degli storici inglesi.
Vent'anni di assiduo lavoro costò questa famosa Istoria al suo autore. Con affettuose tinte egli descrive il momento in cui l'ebbe finita.
«Fu il dì, o per meglio spiegarmi, la notte del 27 Giugno 1789, che nel mio giardino, nella mia villa d'estate, io scrissi le ultime linee dell'ultima pagina. Poscia ch'ebbi giù posta la penna, feci alcuni giri sotto un pergolato di acacie, d'onde lo sguardo si estende in lontano, e domina la campagna, il lago ed i monti. Temperato era l'aere ed il cielo sereno; l'argenteo globo della luna si rifletteva nell'onde, e tutta la natura posava in silenzio. Non occulterò i miei primi sensi di gioia, in quell'istante della mia libertà ricovrata, e forse della mia fama sodamente stabilita. Ma ben tosto fu umiliato il mio orgoglio, ed una pensosa malinconia mi si pose nell'animo, al riflettere che avea preso eterno commiato da un antico e grazioso compagno di viaggio, e che qualunque essere potesse il futuro durare della mia istoria, la precaria vita dello istorico più non poteva esser lunga.»
Da molte e gagliarde critiche venne però assalita quell'Opera che con tanti studj egli avea tratta a compimento.
«Gibbon,» dice la Biblioteca istorica di Muselio, dotto e laborioso Tedesco «ha trovato nemici in patria e fuori di essa, perchè espose la propagazione della fede cristiana, non come suol fare il volgo, o come è usanza de' teologi, ma bensì come si conviene allo storico ed al filosofo[14].»
Gibbon fu due volte deputato al Parlamento. Nel 1779 egli ottenne da' ministri il posto di Lord commessario del commercio e dell'agricoltura, che perdè col cadere della famosa amministrazione di Bute. Egli applaudì da principio la rivoluzione francese; ma i delitti commessi in nome della libertà, o piuttosto i sentimenti di timore cui mal sapeva resistere, voltarono il suo animo, e desiderar gli fecero i trionfi della confederazione[15]. Egli viveva da dieci anni in Losanna, dimora ove ogni cosa gli tornava al pensiero le più grate memorie della sua gioventù, quando gli giunse a notizia che Lord Sheffield, suo dolcissimo amico, avea perduto una moglie diletta. Gibbon vola in Inghilterra per consolarlo, e sei mesi dopo scende nella tomba egli pure (16 gennajo 1794). Odoardo Gibbon ha lasciato le Memorie della sua Vita scritte da esso.