I miracoli della primitiva Chiesa, dopo d'aver ottenuta l'approvazione di più secoli, sono stati ultimamente attaccati da una molto libera ed ingegnosa opera[518], la quale, sebbene abbia incontralo la più favorevole accoglienza dal pubblico, par che abbia eccitato un generale scandalo fra i Teologi della nostra, non meno che delle altre Chiese protestanti d'Europa[519]. Sulle diverse nostre opinioni rispetto a quest'articolo potrà molto meno influire alcun particolare argomento, che l'abitudine de' nostri studi e delle nostre riflessioni, e sopra tutto quel grado d'evidenza che noi medesimi siamo soliti di esigere per provare un fatto miracoloso. Il dovere d'uno storico non è d'interporre il suo privato giudizio in questa delicata ed importante controversia; ma egli non deve dissimular la difficoltà di adottare una teoria, che possa conciliar l'interesse della religione con quello della ragione, di farne un'applicazione giusta, e di definire con precisione i limiti di quel fortunato periodo, libero dall'errore e dall'inganno, fino al quale possiamo estendere il dono delle facoltà soprannaturali. Dal primo de' Padri fino all'ultimo de' Papi, si trova continuata senza interrompimento una successione di Vescovi, di Santi, di Martiri, e di miracoli; ed il progresso della superstizione arrivò di grado in grado quasi insensibilmente a tal segno, che non sappiamo a quale particolar anello si debba rompere la catena della tradizione. Ogni secolo attesta fatti maravigliosi, co' quali si distinse, e tal testimonianza non sembra meno grave e rispettabile di quella della generazion precedente, in maniera che senz'accorgercene veniamo ad accusar noi medesimi d'incoerenza, se neghiamo nell'ottavo o nel decimo secolo al venerabile Beda o a S. Bernardo quella fede, che abbiamo con tanta generosità accordata nel secondo a Giustino e ad Ireneo[520]. Se apprezzata venga la verità di alcuno di quei miracoli dall'apparente loro vantaggio ed opportunità, ogni secolo ha alcuni miscredenti da convincere, alcuni eretici da confutare, alcune idolatriche nazioni da convertire; e possono sempre allegarsi motivi sufficienti per giustificare l'interposizione del cielo. Eppure, poichè ogni amico della rivelazione è persuaso della realtà, ed ogni uomo ragionevole è convinto della cessazione de' miracoli, egli è chiaro, che debb'esservi stata un'epoca, nella quale o tutto ad un tratto, o gradatamente siasi tolto questo potere alla Chiesa Cristiana. Qualunque sia quella, che scelgasi per tal evento, vale a dire, o la morte degli Apostoli, o la conversione del Romano Impero, o l'estinzione dell'eresia d'Arrio[521], l'insensibilità de' Cristiani, che viveano in quel tempo, somministrerà ugualmente un giusto motivo di maraviglia. Sostenevano essi tuttavia le loro pretensioni dopo di aver perduta la loro potenza. Teneva luogo di fede la credulità; permettevasi al fanatismo di usare il linguaggio dell'inspirazione, ed attribuivasi a cagioni soprannaturali gli effetti del caso o dell'astuzia. La moderna esperienza de' veri miracoli dovrebbe aver istruito il mondo Cristiano rispetto alle operazioni della Providenza, ed abituata la vista d'ognuno (s'è lecito di servirci di questa molto inadeguata espressione) alla maniera del divino artefice. Se il più abile moderno pittore dell'Italia pretendesse di decorar le sue deboli imitazioni col nome di Raffaello o del Correggio, l'insolente sua frode sarebbe presto scoperta e rigettata con isdegno.
Qualunque opinione si abbia de' miracoli della primitiva Chiesa dopo il tempo degli Apostoli, quell'irresistibil docilità di carattere, tanto notabile fra' credenti del secondo e del terzo secolo, riuscì di qualche accidental vantaggio alla causa della verità e della Religione. Ne' moderni tempi si trova un segreto e quasi involontario scetticismo anche nelle più divote menti. L'ammetter ch'esse fanno le verità soprannaturali, è molto meno l'effetto di un consenso attivo, che di una fredda e passiva condiscendenza. Da gran tempo essendo assuefatti ad osservare, ed a rispettare l'ordine invariabile della natura, la nostra ragione, o almeno la nostra fantasia, non è preparata sufficientemente a sostenere l'azione visibile della divinità. Ma ne' primi secoli del Cristianesimo era differentissima la situazione del genere umano. I più curiosi ed i più creduli fra' Pagani s'inducevano spesse volte ad entrare in una società, che si attribuiva un attual diritto alla potestà di far miracoli. I primitivi Cristiani battevan continuamente una strada mistica, ed i loro spiriti erano esercitati nell'abitudine di credere i fatti più straordinari; sentivano o immaginavano di sentire, che da ogni parte venivano di continuo assaliti da' demonj, confortati dalle visioni, instruiti dalle profezie, e mirabilmente liberati dalle malattie, da' pericoli, e dalla morte medesima per le preghiere della Chiesa. I reali o immaginari prodigi, de' quali credevano di esser così spesso gli oggetti, gl'istrumenti, o gli spettatori, molto felicemente li disponevano ad ammettere colla medesima facilità, ma con molto maggior ragione, le autentiche maraviglie dell'istoria evangelica; ed in tal modo i miracoli, che non eccedevano i limiti della lor propria esperienza, inspiravano loro la più viva sicurezza de' misteri, ch'essi riconoscevano sorpassar le forze del loro intelletto. Questa profonda impressione delle verità soprannaturali è quel che tanto si è celebrato sotto il nome di fede: disposizione d'animo rappresentata come il più sicuro pegno del favor divino, e della futura felicità, e raccomandata come il principale e forse l'unico merito d'un Cristiano, giacchè secondo i Dottori più rigorosi, le virtù morali, che si posson praticare ugualmente dagl'infedeli, son prive di ogni valore o efficacia per operar la nostra giustificazione.
IV. Ma i primitivi Cristiani dimostravano la lor fede per mezzo delle loro virtù; e supponevasi molto giustamente, che la divina persuasione, la quale illuminava, o convinceva l'intelletto, dovesse nel tempo stesso purificare il cuore, e diriger le azioni del fedele. I primi apologisti del Cristianesimo, che giustificano l'innocenza de' loro fratelli, ed i successivi scrittori, che celebrano la santità de' loro padri, rappresentano coi più vivi colori la riforma de' costumi, che s'introdusse nel mondo, mediante la predicazione del Vangelo. Poichè mio disegno è di notare solamente quelle cagioni umane, che furono scelte per secondar l'efficacia della rivelazione, io esporrò in breve due motivi, che naturalmente rendettero la vita de' primitivi Cristiani più pura ed austera di quella de' Pagani loro contemporanei, o de' loro degenerati successori, vale a dire il pentimento delle lor colpe passate, ed il lodevole desiderio di sostener la riputazione della società, nella quale s'erano impegnati.
È un'accusa molto antica, suggerita dall'ignoranza, e dalla malizia degl'Infedeli, che i Cristiani attirassero al loro partito i delinquenti più scellerati, che appena mossi da un sentimento di rimorso facilmente si persuadevano di lavare nell'acqua del Battesimo le colpe della passata lor vita, per le quali da' tempj degli Dei ricusavasi loro qualunque espiazione. Ma questo rimprovero, purgato che sia da tutto ciò che v'è di falso, contribuisce all'onor della Chiesa, non meno di quel che favorisse l'accrescimento della medesima[522]. Gli amici del Cristianesimo posson confessare senza rossore, che molti de' più eminenti santi erano stati prima del lor battesimo i peccatori più disperati. Quelli, che nel mondo avean seguitato, sebbene imperfettamente, i dettami della benevolenza e del decoro, traevano dalla opinione della propria rettitudine una sì tranquilla soddisfazione, che li rendeva molto men suscettibili di que' subiti movimenti di vergogna, di cordoglio, e di terrore, che avevano fatto nascere tante maravigliose conversioni. Seguitando l'esempio del divino lor Maestro, i missionari dell'Evangelio s'indirizzavano agli uomini, e specialmente alle donne oppresse dalla coscienza, e bene spesso dagli effetti de' loro vizi. Siccome poi questi da' peccati e dalla superstizione innalzavansi alla gloriosa speranza dell'immortalità, risolvevano di darsi ad una vita, non solo virtuosa ma eziandio penitente. La brama della perfezione diveniva la passion dominante dell'animo loro; ed è ben noto, che mentre la ragione si contiene dentro i limiti d'una fredda mediocrità, le nostre passioni con una rapida violenza ci spingono oltre lo spazio, che trovasi fra estremità le più opposte fra loro.
Quando i novelli convertiti s'erano arrolati al numero de' Fedeli, ammessi a' Sacramenti della Chiesa, li riteneva dal cader nuovamente ne' lor passati disordini un'altra considerazione di una specie meno spirituale, ma molto innocente e lodevole. Ogni particolar società, che si è staccata dal corpo di una nazione, o dalla religione alla quale apparteneva, diviene immediatamente l'oggetto dell'universale ed invidiosa osservazione. A misura che n'è piccolo il numero, possono influire sul carattere della società le virtù od i vizi delle persone, che la compongono; ed ogni membro si trova impegnato ad invigilare colla più premurosa attenzione sulla propria condotta, e su quella de' suoi fratelli, mentre siccome deve aspettarsi di esser partecipe delle comuni disgrazie, così può sperar di godere una parte della comune riputazione. Quando furono condotti i Cristiani della Bitinia avanti al tribunale di Plinio il Giovane, assicurarono il Proconsole, che lungi dall'intignere in alcuna cospirazione illegittima, essi con una solenne obbligazione astringevansi ad astenersi da qualunque delitto che potesse disturbar la privata o pubblica pace della società, da' furti, dalle ruberie, dagli adulterj, dagli spergiuri e dalle frodi[523]. Quasi un secolo dopo, Tertulliano con onesto orgoglio poteva vantare, che ben pochi Cristiani erano stati giustiziati per mano del carnefice, eccettuati quelli, che avean sofferto a motivo della lor religione[524]. La vita seria e ritirata, che facevano, contraria alle tumultuarie costumanze di quel tempo, gli assuefaceva alla castità, alla temperanza, all'economia, ed a tutte le sobrie e domestiche virtù. Comechè per la maggior parte si esercitavano in qualche negozio, o professione, vi attendevano usando la massima integrità, ed il più onesto contegno, per togliere ogni sospetto, che i profani son troppo disposti a concepire contro le apparente di santità. Il disprezzo del mondo gli abituava negli esercizi di umiltà, di mansuetudine e di pazienza. Quanto più erano perseguitati, tanto più strettamente si univano fra loro. La mutua lor carità, e non sospetta confidenza aveva dato nell'occhio agl'infedeli, e bene spesso ne abusarono i loro perfidi amici[525].
Una circostanza, che fa molto onore alla morale de' primi Cristiani, è che le stesse mancanze loro, anzi gli errori, nascevano da un eccesso di virtù. I Vescovi e Dottori della Chiesa, che fanno testimonianza delle professioni, de' principj, ed anche della pratica de' loro contemporanei, sopra i quali esercitava grand'influenza la loro autorità, avevano studiate lo scritture con meno perizia, che devozione, e spesso prendevano nel senso il più letterale que' rigidi precetti di Cristo e degli Apostoli, a' quali ha la prudenza de' più moderni commentatori applicato una più libera o figurata maniera d'interpretamento. Ambizioni d'esaltare la perfezione dell'Evangelio sopra la saviezza della filosofia, gli zelanti Padri hanno spinto i doveri della mortificazione di se stesso, della purità e della pazienza fino ad un grado, al quale appena è possibile di giungere, e molto meno di perseverarvi nel presente stato di debolezza e di corruzione in cui siamo. Una dottrina così straordinaria e sublime si dee render senza dubbio venerabile al popolo; ma era mal acconcia ad ottener l'approvazione di que' mondani filosofi, che nella condotta di questa vita passeggera consultano i sentimenti della natura e l'interesse della società[526].
Vi sono due propensioni naturali, che noi possiam ravvisare nelle più virtuose ed ingenue indoli, l'amor del piacere e quello di agire. Se il primo sia coltivato dalle arti e dalle scienze, promosso da' vincoli del commercio sociale, e corretto da un giusto riguardo all'economia, alla salute, ed alla riputazione, produce la maggior parte della felicità di una vita privata. L'amore poi dell'azione è un principio di un carattere più forte o più dubbioso: conduce spesse volte alla collera, all'ambizione, ed alla vendetta; ma qualora sia guidato da un sentimento di decenza e di bontà, divien la sorgente di ogni virtù; e se queste virtù sono accompagnate da egual capacità, può anche una famiglia, uno Stato, o un Impero riconoscer la sua prosperità e sicurezza dal coraggio intrepido di un solo uomo. All'amor del piacere dunque imputar si possono le più dilettevoli, ed a quel dell'azione le più utili e stabili qualità umane. Quell'individuo, nel quale si trovasse unito con bell'armonia l'uno all'altro, ci darebbe per avventura la più perfetta idea della natura dell'uomo. Un'indole inattiva, ed insensibile, che si supponesse del tutto priva di ambidue gli amori, si rigetterebbe d'unanime accordo dagli uomini come affatto incapace di procurare all'individuo veruna felicità, o alcun pubblico vantaggio al genere umano. Ma non era questo mondo il luogo, dove i primitivi Cristiani bramavano di rendersi o piacevoli, o vantaggiosi.
L'acquisto di cognizioni, l'esercizio della nostra ragione ed immaginativa, ed il lieto corso di una libera conversazione occupar possono il tempo di un animo culto. Queste ricreazioni però si rigettavano con orrore, o ammettevansi con estrema cautela dalla severità de' Padri, che disprezzavano qualunque cognizione, che non fosse utile alla salute spirituale, e riguardavan ogni leggerezza di discorso, come un colpevole abuso del dono della parola. Nello stato in cui siamo presentemente, il corpo è tanto inseparabilmente connesso coll'anima, che sembra nostro interesse di gustare innocentemente, e con moderazione i piaceri, de' quali è suscettibile quel fedele compagno. Assai diverso era il ragionamento de' nostri devoti predecessori, che vanamente aspirando ad imitare la perfezione degli Angeli, sdegnavano, o affettavano di sdegnare ogni terreno e corporale diletto[527]. Alcuni de' nostri sensi veramente son necessari per la conservazione, altri per la sussistenza, ed altri finalmente per l'instruzione dell'uomo, e così era impossibile affatto di non ammetterne l'uso. Ma la prima sensazion di piacere notavasi come il primo momento del loro abuso. L'insensibile candidato del Cielo era preparato non solo a resistere a' più grossolani allettamenti dell'odorato o del gusto, ma anche a chiuder gli orecchi all'armonia profana de' suoni, ed a rimirar con indifferenza le più finite produzioni dell'arte umana. Supponevasi, che l'uso di abbigliamenti galanti, di case magnifiche e di eleganti suppellettili riunisse il doppio vizio d'orgoglio e di sensualità: una semplice e mortificata apparenza era più conforme al Cristiano, il quale era certo delle proprie colpe, ed incerto della sua salvezza. I Padri nel censurare la voluttà son minuti e circostanziati all'estremo[528]; e fra vari articoli, ch'eccitano la pietosa loro indignazione, possiam contare la chioma finta, gli ornamenti di ogni colore, eccettuato il bianco, gl'istrumenti di Musica, i vasi d'oro e d'argento, i guanciali molli (poichè Giacobbe avea posato il suo capo sopra una pietra,) il pane bianco, i vini forestieri, le pubbliche salutazioni, l'uso de' bagni caldi, e quello di radersi la barba, che secondo l'espressione di Tertulliano è una bugia contro i nostri propri volti, ed un empio tentativo di migliorar le opere del Creatore[529]. Quando il Cristianesimo si diffuse fra la gente ricca e pulita, l'osservanza di queste leggi singolari fu abbandonata, come si farebbe presentemente, a que' pochi che aspiravano ad una santità superiore. Ma egli è sempre facile non meno che soddisfacente per i ceti più bassi degli uomini di farsi un merito col disprezzo di quelle pompe e di quei piaceri, che la fortuna pose al di là della loro portata. La virtù dei primitivi Cristiani era molto spesso difesa, come quella de' Romani antichi, dalla povertà, e dall'ignoranza.
La casta severità de' Padri in tutto ciò, che risguardava il commercio de' due sessi, nasceva dall'istesso principio, cioè dall'abborrimento che avevano per ogni diletto, che soddisfar potesse la natura sensuale dell'uomo, e degradarne la spirituale. Era opinione lor favorita, che se Adamo conservato si fosse obbediente al Creatore, avrebbe vissuto per sempre in uno stato di virginal purità, ed in qualche innocente maniera di vegetazione sarebbesi popolato il Paradiso di una razza di esseri puri, ed immortali[530]. Solo permettevasi l'uso del matrimonio alla decaduta posterità come un espediente necessario per continuare la specie umana, e come un freno, quantunque imperfetto, alla natural licenza dei desiderj. La dubbiezza de' casisti ortodossi rispetto a quest'interessante soggetto, scuopre l'imbarazzo di quelli che non vogliono approvare un instituto, che son costretti a tollerare[531]. L'enumerazione delle più capricciose leggi, ch'essi con la massima minutezza imposero al letto maritale, farebbe sorridere i giovani, ed arrossire le belle. Era concorde lor sentimento, che il primo unico matrimonio fosse conforme a tutti i fini della natura e della società. La sensual congiunzione innalzavasi a rappresentar la mistica unione di Cristo colla sua Chiesa, e si pronunziava indissolubile tanto pel divorzio, che per la morte. L'uso delle seconde nozze era diffamato col nome di legale adulterio; e le persone, colpevoli di tale scandalosa mancanza contro la purità Cristiana, venivano spesso escluse dagli onori, e fino dallo limosine della Chiesa[532]. Poichè si risguardava il desiderio come un delitto, ed il matrimonio si tollerava come un difetto, era ben coerente a questi principj di considerar lo stato del celibato, come il più prossimo alla perfezione Divina. Con la massima difficoltà potea soffrire l'antica Roma l'instituzione di sei Vestali[533], ma la primitiva Chiesa era piena di un gran numero di persone dell'uno e dell'altro sesso, che si eran obbligate a professare una perpetua castità[534]. Alcune poche di queste, fra le quali numerar possiamo il dotto Origene, crederono prudentissimo consiglio quello di disarmare il tentatore[535]. Alcuni erano insensibili, altri invincibili agli assalti della carne. Sdegnando un'ignominiosa fuga, le vergini del caldo clima dell'Affrica affrontavano il nemico nella più stretta battaglia; esse permettevano a' Preti ed a' Diaconi di aver luogo ne' loro letti, e gloriavansi fra le fiamme dell'intatta lor purità. La natura insultata vendicava qualche volta i propri diritti, e questa nuova specie di martirio serviva soltanto ad introdurre un nuovo scandalo nella Chiesa[536]. Molti però fra gli Ascetici (nome che presto acquistarono a motivo de' lor penosi esercizj) essendo meno presuntuosi, ebbero probabilmente miglior successo. La mancanza de' sensuali piaceri si compensava, e si suppliva dall'orgoglio spirituale. Anche la moltitudine de' Pagani era disposta a stimare il merito del sacrifizio per la sua apparente difficoltà; ed in lode di queste caste spose di Cristo i Padri hanno versato il torbido fiume della loro eloquenza[537]. Tali sono le antiche tracce de' principj, e degli instituti monastici, che ne' posteriori tempi hanno bilanciato tutti i vantaggi temporali del Cristianesimo[538].
Non erano i Cristiani meno alieni dagli affari, che da' piaceri di questo mondo. Essi non sapevano come conciliar la difesa delle proprie persone e sostanze con la tollerante dottrina, che ordinava loro un'illimitata dimenticanza delle passate ingiurie, e il domandarne delle nuove. Offendevasi la loro semplicità dall'uso de' giuramenti, dalla pompa delle magistrature e dall'attiva contenzione della vita pubblica, nè la loro mite ignoranza potea convincersi, che in qualche occasione si potesse legittimamente spargere il sangue de' nostri prossimi con la spada o della giustizia, o della guerra; quantunque anche i lor ostili, o criminali attentati minacciasser la pace, e la sicurezza dell'intera Repubblica[539]. Si confessava, che sotto una legge meno perfetta si esercitava la potestà nel Governo Giudaico da inspirati Profeti, e da Re unti coll'approvazione del Cielo. I Cristiani sentivano, ed accordavano, ch'eran necessari pel presente sistema del mondo tali instituti, e sottoponevansi di buona voglia all'autorità de' loro Pagani Governatori. Ma nel tempo che inculcavano le massime d'un'ubbidienza passiva, ricusavano di prender attivamente alcuna parte nella civile amministrazione, o militar difesa dell'Impero. Poteva per avventura concedersi qualche dispensa per quelle persone, che avanti di convenirsi erano già impegnate in tali violente, e sanguinarie occupazioni[540]; ma era impossibile, che i Cristiani, senza rinunciare a' più sacri doveri, potessero assumere il carattere di soldati, di magistrati, o di Principi[541]. Questa indolente, o anche colpevole noncuranza della pubblica salute gli esponeva al disprezzo, ed a' rimproveri de' Pagani, che bene spesso dimandavano quale mai sarebbe stato il destino dell'Impero attaccato per ogni parte da' Barbari, se tutti adottato avessero i pusillanimi sentimenti della nuova setta?[542] A tale insultante questione gli Apologisti Cristiani rendevan oscure ed ambigue risposte, non volendo manifestar la secreta opinione della lor sicurezza, vale a dire l'opinione in cui erano, che avanti l'intera conversione dell'uman genere, la guerra, il Governo, il Romano Impero, ed il Mondo stesso non sarebbero più. È da notarsi, che anche in questo caso la situazione de' primi Cristiani molto felicemente coinciderà co' loro scrupoli religiosi, e che la loro avversione ad una vita attiva contribuiva piuttosto a scusarli dal servizio, che ad escluderli dagli onori dello Stato, e dell'esercito.