[503.] La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono nel modo più lucido o solenne (Dial. cum Tryph. Jud. p. 177, 178 ed. Benedit.). Se nel principio di quest'importante passaggio si scopre qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci piacerà, o l'autore, o il suo traduttore.

[504.] Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare Daille de Usu Patrum, (l. II, c. 4)

[505.] Dupin (Biblioth. Eccles. Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e Mosemio (p. 720) quantunque l'ultimo di questi dotti Teologi non sia totalmente ingenuo in quest'occasione.

[506.] Nel Concilio di Laodicea, tenuto circa l'anno 360, l'Apocalisse fu tacitamente esclusa dal Canone de' libri sacri per decreto di quelle medesime Chiese Asiatiche, alle quali essa era indirizzata, e possiam rilevare da' lamenti di Sulpizio Severo, che la lor sentenza era stata confermata dalla maggior parte de' Cristiani del suo tempo. Per quali cagioni dunque l'Apocalisse al presente vien così generalmente ammessa dalle Chiese, Greca, Romana e Protestante? Possono assegnarsene le seguenti: I. I Greci restaron vinti dall'autorità di un impostore che nel sesto secolo usurpò il carattere di Dionisio Areopagita; II. Un giusto timore, che i Grammatici non divenissero più importanti de' Teologi, impegnò il Concilio di Trento ad apporre il sigillo della propria infallibilità a tutti i libri della Scrittura contenuti nella Volgata Latina, nel numero de' quali entrava per buona ventura l'Apocalisse (Fra Paolo Istor. del Concil. Triden. l. II.) III. Il vantaggio di rivolger quelle misteriose profezie contro la sede Romana, inspirò ai Protestanti una singolar venerazione per un alleato sì comodo. Vedi gl'ingegnosi ed eleganti discorsi del presente Vescovo di Litchfield su questo spinoso soggetto.

[507.] Lattanzio (Instit. Div. VII. 15. ec.) riferisce l'orribile istoria di quel che dovea seguire con grand'eloquenza e vivezza.

[508.] Ogni lettore di buon gusto potrà consultare su questo articolo la terza parte della Teoria sacra di Burnet. Egli unisce insieme con un magnifico sistema la filosofia, la Scrittura e la tradizione; e nel descriverlo mostra una forza di fantasia non inferiore a quella di Milton medesimo.

[509.] Eppure, qualunque siasi l'espressione de' particolari, questa è sempre la pubblica dottrina di tutte le Chiese Cristiane; nè la stessa Chiesa Anglicana può rifiutare di ammettere le conchiusioni che si debbono trarre da' suoi articoli 8.º e 18.º I Giansenisti, che hanno sì diligentemente studiate le opere de' Padri, sostengono con distinto zelo questa sentenza, e l'erudito Tillemont non lascia mai di parlare di un virtuoso Imperatore senza pronunziarne la condanna. Zuinglio è forse il solo Capo di un partito, che ha sempre adottato l'opinione più dolce, e questi ha dato non minore scandalo ai Laterani che ai Cattolici. Vedi Bossuet. Hist. des variat. des Eglises Protest. (l. II. c. 19, 22.)

[510.] Giustino e Clemente d'Alessandria confessano, che alcuni filosofi furono istruiti dal Logos, confondendo il doppio significato, che ha questa parola, della ragione umana, e del Divin Verbo.

[511.] Tertullian. De Spectac. c. 30. Per mettere in mostra il grado di autorità che lo zelante Affricano aveva acquistato, basterà citare la testimonianza di Cipriano, dottore e guida di tutte le chiese occidentali. (Vedi Prud. Inno XIII. 100.) Ogni volta ch'egli applicavasi al giornaliero suo studio delle Opere di Tertulliano, soleva dire, «Da mihi magistrum» Datemi il mio maestro. (Hyeronym. de Viris Illustribus, tomo I. p. 284).

[512.] I sotterfugi del Dottor Middleton non possono servire a far perdere di vista i chiari vestigi delle visioni, e dell'inspirazione che si vedono appresso i Padri Apostolici.