[551.] Severus, non discors, non arrogans, sed longa militiae frugalitate compertus, et eum recta, praeeuntem secuturus, ut ductorem morigerus miles. Ammiano XVI. 11. Zosimo l. III. p. 140.
[552.] Intorno al disegno e alla mancanza di cooperazione fra Giuliano e Barbazio, vedi Ammiano XVI. 11 e Libanio Orat. X. p. 273.
[553.] Ammiano XVI. 12 descrive colla sua gonfia eloquenza la figura ed il carattere di Cnodomar: Audax et fidens ingenti robore lacertorum, ubi ardor praelii sperabatur immanis, equo spumante, sublimior erectus in jaculum formidandae vastitatis, armorumque nitore conspicuus; antea strenuus et miles, et utilis praeter ceteros ductor... Decentium Caesarem superavit aequo marte congressus.
[554.] Dopo la battaglia, Giuliano tentò di restituire il vigore dell'antica disciplina con esporre questi fuggitivi, vestiti da donne, alla derisione di tutto il campo. Nella seguente campagna quelle truppe nobilmente rivendicarono il loro onore. Zosimo l. III. p. 142.
[555.] Giuliano stesso (ad S. P. Q. Athen. p. 279) parla della battaglia di Strasburgo colla modestia d'uno che conosce il proprio merito, ἐμαχεσάμην ουκ ἀκλεως ἰσως καὶ εις υμας ἀφίκετο ἠ τοιαυτη μάχη: pugnammo non senza gloria: forse in voi ridondava il merito di tal pugna. Zosimo lo paragona colla vittoria d'Alessandro sopra Dario; noi però non sappiamo vedervi alcuno di que' colpi di genio militare, che chiamano l'attenzione de' secoli sulla condotta e sul successo d'una giornata.
[556.] Ammiano XVI. 12. Libanio ne aggiunge duemila al numero degli uccisi (Orat. X. p. 274). Ma queste piccole differenze spariscono a fronte de' 60000 Barbari, che Zosimo ha sagrificato alla gloria del suo Eroe (l. III. p. 131). Si potrebbe attribuir questo numero stravagante alla negligenza de' copisti, se il credulo o parziale istorico non avesse fatto crescere l'esercito di 35000 Alemanni in una innumerabil moltitudine di Barbari, πληθος αππρον βαρβαρώ. Non è nostra colpa se tale scoperta c'inspira in simili casi un'opportuna diffidenza.
[557.] Ammiano XVI. 12. Libanio Orat. X. p. 276.
[558.] Libanio (Orat. III. p. 137) fa una pittura molto vivace de' costumi de' Franchi.
[559.] Ammiano XVII. 2. Libanio Orat. X. p. 278. L'oratore Greco, per aver mal inteso un passo di Giuliano, s'è indotto a rappresentare i Franchi in numero di mille, e poichè il suo capo era sempre pieno della guerra del Peloponeso, li paragona a' Lacedemoni, che furono assediati e presi nell'Isola di Sfacteria.
[560.] Giuliano ad S. P. Q. Athen. p. 280. Libanio Orat. X. p. 274. Secondo l'espressione di Libanio, l'Imperatore δωρα ωνομαζε, (li chiamò doni) che La Bleterie (Vie de Julien. p. 118) interpreta come un'onesta confessione, e Valesio (ad Ammiano XVII. 2) come una bassa evasione della verità. Dom. Bouquet (Hist. de France Tom. I. p. 733) sostituendovi l'altra parola ενομισε (stabilì) vorrebbe togliere tutte due le difficoltà e lo spirito di questo passo.