I Giudei, che vennero alla fede, oltre l'Evangelio di S. Matteo, che tutte le ragioni provano essere stato scritto in Ebraico, ne avevano un altro intitolato secondo gli Ebrei, e che nei primi secoli della Chiesa fu avuto universalmente in venerazione.

Per quanto lontana da Gerusalemme e dal tempo di Gesù Cristo si finga la data de' quattro Evangelj, sono certe due cose: primo, che queste opere furono scritte dagli stessi testimoni de' fatti: secondo, che furono trovate conformi a quanto a viva voce avevano pubblicato gli Apostoli; poichè in caso diverso o non sarebbero state ricevute, o si sarebbe mutata la stabilita credenza: questa ragione prova, che saremmo sicuri della veracità degli Evangelj, quando pure volessimo accordare contro la certezza istorica, che furono composti in tempi assai bassi da persone, che li divolgarono per opere de' Discepoli di Cristo.

Veduta istorica de' progressi del Cristianesimo.

Essendosi immaginato l'Autore di aver provato, che il Cristianesimo fu debitore del suo stabilimento e dei suoi progressi a cagioni puramente naturali, ne fa ora un quadro, com'egli dice, istorico, ma realmente favoloso, e col disegno di confermare il suo intento. Imperciocchè falsificando la testimonianza del Grisostomo, ed abusando di un passo di Origene e d'un altro di Eusebio fa un calcolo ideale del numero dei Cristiani di un sol luogo, e poi come pur suole, ne deduce illazioni generali. Scende appresso a criticare gli antichi Scrittori sì Gentili che Cristiani, i quali con voce concorde, benchè con mira diversa, si mostrano stupiti della dilatazione dell'Evangelio; e si affanna particolarmente sopra il passo di Plinio con isforzi cotanto vani, che altro non ottiene, se non il palesare lo spirito deciso di parzialità, che pur vorrebbe celare.

A noi non è dato di trattenerci in queste minute ricerche; tanto più che la fatica sarebbe superflua; mentre basta alla causa, che si richiami l'Autore agli Atti di S. Luca, dove sono sommariamente descritte le conquiste fatte dalla Chiesa nel breve periodo della predicazione di alcuni degli Apostoli. Egli non ha favellato mai di un libro che solo contiene i monumenti autentici della fondazione e dell'infanzia della Religione. Il lettore però potrà giudicar dall'infanzia della Chiesa, quale ella dovesse essere adulta.

Impugnazione e difesa de' miracoli di Gesù Cristo.

Abbiamo avvertito, che l'Autore stendeva le sue vedute sino ai miracoli di Cristo, che formano la prova più decisiva della divinità della sua religione, perchè dotati d'una certezza agli altri superiore. Egli ce gli ha presentati sotto gli occhi, ora sotto uno, ora sotto un altro aspetto, ma sempre di volo. Or che ha disposto l'animo del lettore, si toglie la maschera, e si ferma. Ci fermeremo noi pure; ma nè da lui, nè da noi chi leggerà, dovrà aspettarsi cose nuove; poichè egli è ripetitore per elezione, e noi lo siamo per dovere.

Primo argomento. La nuova setta era quasi tutta composta di contadini ed artisti, di fanciulli e di donne, di mendichi e di schiavi, i quali sfuggendo il pericoloso incontro de' filosofi dogmatizzavano in occulto presso la moltitudine rozza ed ignorante capace sempre di essere sorpresa. A misura che l'umile fede di Cristo diffondevasi pel mondo, fu abbracciata da varie persone che meritavano qualche riguardo pei doni della natura e della fortuna, ma queste eccezioni o son troppo poche, o troppo recenti ad oggetto di togliere interamente di mezzo le imputazioni d'ignoranza e di oscurità, che si rimprovera a' primi Fedeli. Appoggiandosi i miracoli di Cristo a sì fatta testimonianza, qual fede possono meritare?