Noi ci lagniamo d'aver essi negletto un dovere tanto essenziale: ci lagniamo anzi, che imperversando nell'odio chiusero l'orecchie alle vive proteste de' Cristiani, e si risero delle ardenti Apologie, nelle quali questi esponevano chiaramente la loro credenza sulla natura della Divinità e sull'innocenza del loro culto religioso.
Ma l'Autore per lo più deviante dal vero segno, non introduce i Gentili a dimostrare, che il culto era di nocumento allo Stato; ciò che sarebbe stato a proposito per la loro giustificazione; ma si vale della loro maschera semplicemente a risvegliare un filosofico disprezzo degli augusti misteri, che formano l'oggetto della nostra credenza, trattandoli di speculazioni chimeriche inventate a degradare l'unità di Dio. Il qual esame esce da' limiti della presente questione; e fuori dalle ingiurie, nulla altro si trova da confutare.
Abbiamo veduto che i Cristiani stessi confessano essere i misteri superiori alla religione, e ch'eglino li credono obbligati dalle prove generali, che dimostrano la verità della Rivelazione. Laonde per conchiudere logicamente contro i misteri fa d'uopo esaminare le prove della Rivelazione. E gli antichi Politeisti più di noi prossimi ai fatti, e circondati da una luce pressochè perenne, proveniente da' frequenti miracoli che si operavano; dall'eminenza delle virtù, che facevano campeggiare i Cristiani di ogni sesso, di ogni condizione e di ogni paese; e dal coraggio, col quale incontravano la morte, potevano più facilmente convincersi dell'origine divina del Cristianesimo.
I filosofi, che ammettevano l'unità di Dio, si persuadevano assai male che i pregiudizi popolari dipendessero dalla disposizione originale dell'umana natura, per concludere insensatamente, che non si dee far conto della differenza dell'opinioni e de' culti. La disposizione costante ed essenziale dell'umana natura è di avere una ragione, per iscuoprire la verità ed amarla, e per iscuoprire tutti i falsi pregiudizi, e detestarli e correggerli.
Ma i filosofi dell'Autore insegnano ottimamente, che un culto fatto pel popolo, se crede di non aver bisogno dei sensi, dà nel fanatismo. Questa lezione non dee farsi ai Cristiani, che hanno avuto sempre un culto sensibile, e che nella sua parte essenziale fu istituito da Dio medesimo; ma ai moderni Deisti, i quali escludono ogni pratica esterna. Non possiamo però approvare, che questi filosofi ristringano la necessità del culto esterno alla sola contemplazione del popolo, poichè non si trova sistema di gius naturale, in cui parlandosi degli uffizi a Dio dovuti, non si stabilisca in termini generali l'obbligazione del culto esterno.
Ai filosofi sarebbe sembrato meno sorprendente che avessero rispettato G. C. come un sapiente, che adoratolo come un Dio. Ma le profezie ed i miracoli ci obbligano a riconoscerlo come Dio; e colla loro evidenza rendono ragionevole quest'ossequio.
Le leggende di Ercole, di Bacco, di Esculapio avevano assuefatti i Politeisti a veder comparire gli Dei sotto umana forma: ma nessuno era disposto a riconoscere tre persone in una sola natura, e la natura umana unita colla divina in una sola di esse tre persone. Questo mistero fu rivelato dal Cristianesimo, e fu creduto per le prove della Rivelazione, non perchè i Politeisti fossero disposti a idee così remote dalle loro.
L'essere inventori delle arti e delle scienze e domatori de' mostri e de' tiranni è un carattere che rende gli uomini degni della stima de' loro simili; ma d'un uomo, per quanto sia grande, non può farsene un Dio; e questa fu la stupida superstizione dei Politeisti: furono convinti co' loro stessi Autori di dar gli onori Divini a soggetti, ch'erano stati puri uomini, ed uomini, i cui vizi e le cui stravaganti vicende oscuravano la luce delle poche opere giovevoli, che attribuì loro la Mitologia. In Gesù Cristo noi non adoriamo un uomo Deificato, ma un Dio unito all'umana natura; e nelle cui azioni traluceva così chiaramente la Divinità, che ne restò pure atterrito chi condannollo alla morte.
La nascita di Gesù da una vergine e la sua risurrezione si mettevano dagl'Infedeli in derisione; e frattanto gl'Infedeli si convertivano in folla: quanto dovevano essere chiare le prove, che facevano ricevere idee così lontane dal naturale.
E queste prove, alle quali l'Autore non ha potuto togliere un grado di forza, dimostrano contro di lui, e dimostravano ai filosofi ed agl'Idolatri dell'antichità, che il Cristianesimo è il sistema della verità, non un'invenzione della superstizione.