[197.] Strab. l. X. p. 492. Presentemente se ne son tagliati molti rami, o per parlare meno figuratamente, molti seni del porto si son ripieni. Vedi Gyll. de Bosph. Thrac. l. I. c. 3.
[198.] Procop. de adific. l. I. c. 5. La sua descrizione vien confermata da' viaggiatori moderni. Vedi Thevenot. P. I. l. I. c. 15. Tournefort lett. XII. Niebuhr viagg. d'Arab. p. 22.
[199.] Vedi Ducange C. l. I. P. I. c. 16. e le sue osservazioni sopra Villehardouin p. 289. Fu tirata una catena da Acropoli vicino al moderno Kiosco fino alla torre di Galata ed era sostenuta a convenienti distanze da grossi pali di legno.
[200.] Thevenot (viagg. in Levante P. I. l. I. c. 14) ne riduce la misura a 125 piccole miglia Greche. Belon (Observat. l. I. c. 1) dà una buona descrizione della Propontide, ma si contenta dell'indeterminata espressione di una giornata e mezzo di cammino. Dove Sandys (viag. p. 21) parla di 150 stadi tanto in lungo che in largo, non può supporsi che un error di stampa nel testo di questo giudizioso viaggiatore.
[201.] Vedasi un'ammirabile dissertazione del Dauville sopra l'Ellesponto e i Dardanelli, nelle Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni Tom. XXVIII. p. 318-346. Pure anche quell'ingegnoso Geografo è troppo inclinato a supporre delle nuove e forse immaginarie misure, ad oggetto di render gli antichi scrittori tanto esatti, quanto egli stesso. Gli stadi, de' quali si serve Erodoto nella descrizione dell'Eussino, del Bosforo ec. (l. IV. c. 85) senza dubbio devono esser tutti della medesima specie; ma sembra impossibile di conciliarli o con la verità, o fra di loro.
[202.] La distanza obbliqua fra Sesto ed Abido era di trenta stadi. S'espone dal Mahudol l'improbabilità del racconto di Ero e Leandro, ma coll'autorità de' poeti e delle medaglie si difende dal La Nauze. Vedi Accad. delle Inscriz. Tom. VII. Hist. p. 74. Mem. p. 140.
[203.] Vedi lib. VII. d'Erodoto, che ha innalzato un elegante trofeo alla sua propria fama, ed a quella del suo paese. Sembra che ne sia stata fatta l'enumerazione con tollerabile accuratezza; ma era interessata la vanità, prima de' Persiani e poi de' Greci, ad amplificar l'armamento e la vittoria. Io dubiterei molto se gl'invasori abbiano mai sorpassato il numero degli uomini di qualunque paese, che abbiano attaccato.
[204.] Vedi le Osservazioni di Wood sopra Omero p. 320. Io ho preso con piacere quest'osservazione da un Autore, che in generale non par che abbia corrisposto all'espettazione del Pubblico e come critico e meno ancora come viaggiatore. Aveva egli veduti i lidi dell'Ellesponto; avea letto Strabone; dovrebbe aver consultati gl'itinerari Romani: come fu dunque possibile che confondesse Ilium con Alexandria Troas (Observ. p. 340, 341) città, che sono 6 miglia distanti l'una dall'altra?
[205.] Demetrio di Scepside scrisse sessanta libri sopra trenta versi del catalogo d'Omero. Per soddisfare la nostra curiosità è sufficiente il lib. XIII di Strabone.
[206.] Strab. l. XIII. p. 595. Omero descrive con gran chiarezza la disposizione delle navi, che furono tratte in terra ed i posti d'Aiace e d'Achille.