[482.] Essi ricorsero all'espediente di comporre libri per le loro scuole. In pochi mesi Apollinare pubblicò le sue Cristiane imitazioni d'Omero (Istoria sacra in 4 libri), di Pindaro, d'Euripide e di Menandro; e Sozomeno è persuaso, ch'esse uguagliassero o superassero gli originali.

[483.] Tal era l'istruzione di Giuliano a' suoi Magistrati Epist. 7 προτιμασθαι μεν τοι τους θεοσεβεις και πανυ φημι δειν dico che si debbano onninamente preferire quelli che venerano gli Dei. Sozomeno (l. V. c. 18) e Socrate (l. III. c. 13) esser debbon ridotti alla misura di Gregorio (Orat. III. p. 195), non in vero meno proclive ad esagerare, ma più ritenuto per l'attual cognizione de' lettori del suo tempo.

[484.] ψηφω θεων και διδυς και ην διδυς. Dando e non dando secondo il suffragio degli Dei. Liban. Orat. parent. c. 88, pag. 314.

[485.] Gregor. Nazianzen. Orat. III. p. 74, 91, 92. Socrate l. III. c. 4. Teodoreto l. III. c. 6. Può accordarsi però qualche tara alla violenza del loro zelo non meno parziale di quello di Giuliano.

[486.] Se paragoniamo il moderato linguaggio di Libanio (Orat. parent. c. 60, p. 286) con le forti esclamazioni di Gregorio (Orat. III p. 86, 87) sarà difficile di persuaderci che i due Oratori veramente descrivano i medesimi fatti.

[487.] Restan, o Aretusa, posta in ugual distanza di sedici miglia fra Emesa (Hems) ed Epifania (Hamath) fu fondata, o almeno nominata da Seleucio Nicatore. La particolare sua Era incomincia dall'anno 685 di Roma secondo le medaglie della città. Nella decadenza de' Seleucidi, Emesa ed Aretusa furono usurpate dall'Arabo Sampsiceramo, la posterità del quale, divenuta vassalla di Roma, non era anche estinta nel regno di Vespasiano. Vedi Danville Carte, e geogr. antic. Tom. II p. 134. Wesseling. Itinerar. p. 188 e Noris Epoch. Syro Maced. p. 80, 481, 482.

[488.] Sozomeno l. V. c. 10. Fa maraviglia che Gregorio e Teodoreto abbian soppresso una circostanza, che, a' loro occhj, doveva far crescer di pregio il religioso merito del Confessore.

[489.] I patimenti e la costanza di Marco, che Gregorio ha sì tragicamente rappresentato (Orat. III. p. 88-91) si confermano dall'indubitabile e forzata testimonianza di Libanio. Μαρκος εκεινος κρεμαμενος και μαστιγουμενος, και του πωγωνος αυτω τιλλομενου, παντα ενεγκων ανδρειως νυν ισοθεος εστι ταις τιμαις, καν φανη που περιμαχητος ευθυς; quel Marco essendo stato sospeso e battuto, ed essendogli stata svelta la barba, fortemente avendo tutto sofferto, adesso è onorato come un Dio, e dovunque si trovi, con ardore si combatte pel favore di lui. Epist. 730. p. 350. 351. Ed. Wolf. Amstel. 1713.

[490.] Περιμαχητος: intorno a cui si contende; certatim eum sibi (Christiani) vindicant. In tal modo Lacroze e Volfio (ivi) hanno spiegato un vocabolo Greco, di cui non s'era capito il vero senso dagl'Interpreti antecedenti e neppure dal Le Clerc (Bibl. ant. et mod. Tom. III. p. 371). Contuttocciò il Tillemont in strana guisa tormentasi per capire (Mem. Eccl. Tom. VII. p. 1309) come Gregorio e Teodoreto potessero prender per santo un Vescovo Semi-arriano.

[491.] Vedi il ragionevol consiglio di Sallustio (Gregorio Nazianzeno Orat. III. 90. 91). Libanio intercede in favore di un simile reo, per timore di trovar molti Marchi; pure conviene, che se Orione avea realmente nascosto i beni sacri, meritava d'esser condannato al gastigo di Marsia, cioè d'essere scorticato vivo. Ep. 730. p. 349, 351.